Manca l’ADSL “Treviso che cambia”

Manca l’ADSL – Annotalo nel lato B dell’enciclopedia di Gentilini “Treviso che cambia”

Treviso, 27/6/2009 inviata ai quotidiani locali

Ho chiesto di installare l’ADSL a casa mia in San Pelaio, frazione di Treviso di 5000 abitanti, dove risiedo da 30 anni; il tecnico Telecom intervenuto ha misurato la mia possibilità di utilizzo della rete inferiore ad 1 mega contro i 7 o 20 mega che gli operatori telefonici garantiscono (ovviamente linee permettendo); amara delusione, devo rinunciare alle nuove possibilità tecnologiche sul mercato; devo rassegnarmi ad essere un cittadino di serie “B” perché da almeno trentanni NULLA è stato fatto nella rete telefonica della zona.

Eppure nel quartiere in tutti questi anni numerosi sono stati i nuovi interventi edilizi con relativo pagamento di oneri di urbanizzazione primari e secondari e Telecom era pubblica fino a qualche anno fa! Leggi il resto di questo articolo »

Inquinamento da polveri sottili

Inquinamento da polveri sottili – Certezza del danno alla salute, anche alle future generazioni

C’è chi sostiene che non c’è più la certezza della PENA. Vorrei contestare questa affermazione.

Il vocabolario dice che “pena” equivale a sofferenza fisica o morale; guardo i resoconti dell’inquinamento dell’aria di TREVISO, o anche quelli di un modesto comune della provincia come MANSUE’, e vedo a giorni alterni l’aria che passa da “scadente” a “pessima”; domenica i dati riscontrati erano da primato (negativo) : contro il limite giornaliero di 50, a Treviso, in zona senza traffico come Via Lanceri Novara, è stato raggiunto il valore di 143 con 26 sforamenti in due mesi e a Mansuè il valore era di 132; da sempre superiamo del triplo i 35 sforamenti annuali concessi e con la Direttiva Comunitaria dell’anno scorso dovremo presto dimezzare anche la concentrazione annuale e soprattutto controllare le polveri ancora più sottili le Pm2,5. Penso che non ce la faremo mai!

Perché l’Europa e l’Organizzazione mondiale della sanità insistono tanto per contenere questo particolare inquinamento dell’aria? Le polveri sottili emesse dai processi di combustione industriale sono tanto più pericolose quanto più sono circolanti in zone dove si concentrano tante attività produttive manufatturiere, che utilizzano prodotti chimici di cui a volte è sconosciuta perfino la pericolosità (si pensa che siano almeno 60.000 le sostanze chimiche di impiego comune e, almeno ogni anno, 500 nuovi prodotti chimici vengono impiegati, conoscendo solo in minima parte gli effetti sull’uomo e sull’ecosistema); più le polveri sono sottili e più assorbono gli inquinanti presenti nell’aria e li depositano nei punti più vulnerabili dei nostri polmoni; i danni alla salute di tutti sono quindi certificati con l’aggravante di colpire soprattutto i soggetti più deboli : bambini, anziani, ammalati.

La pena o sofferenza fisica ai trevigiani è quindi garantita da tempo; la Comunità Europea ha già richiamato la Regione Veneto, che, a suo parere, ha dato la “giusta risposta alle osservazioni europee di NON IDONEITA’ ” ancora nel 2006 con la delibera n°1408 che già nel titolo “Piano progressivo di rientro relativo alle polveri Pm10” è una presa in giro, visti i risultati conseguiti

A cascata Provincia e Comuni garantiscono lo “status quo” e cioè un ventaglio costante di dosi invernali di polveri sottili e di dosi estive di ozono o precursori dell’ozono, oltre le soglie di pericolosità, in modo che nessun cittadino abbia la possibilità di recuperare la salute persa nemmeno nelle mezze stagioni.

Nel citato piano regionale era prevista la conversione a metano di quegli impianti esistenti che producono energia elettrica con un sistema di combustione ad alto fattore di emissione; con una buona dose di INCOERENZA la stessa Regione porta avanti nuovi progetti di impianti di produzione di energia elettrica dove si prevede, invece del metano, l’impiego di combustibili sempre più sporchi. Ricordo il caso dell’inceneritore approvato dalla Regione contro il parere del Comune di Riese Pio X (gli scarti legnosi, quando va bene, rilasciano 1000 volte più polveri del metano a parità di energia) o gli inceneritori di rifiuti industriali all’esame della commissione di valutazione di impatto ambientale da costruire a Silea e a Mogliano che oltre a bruciare rifiuti appena prodotti dalle aziende prevedono di riesumare e bruciare quanto si trova nelle vecchie discariche, con l’intenzione forse di far spazio ai loro nuovi residui di combustione, questi sì rifiuti molto pericolosi e attualmente senza destinazioni possibili nelle vicinanze.

E qui nel trevigiano non c’è il pericolo, come sostiene qualcuno interessato, di trovarci nelle condizioni di Napoli con i rifiuti per strada se non si fanno gli inceneritori perchè basta pensare che esiste una ex-cava a Vedelago lungo la Postumia che ha ottenuto anni fa l’autorizzazione a realizzare una discarica 2B di ben 2 milioni di metricubi ed è ancora inutilizzata.

Questi mega-impianti industriali, economicamente non sostenibili per la produzione di energia elettrica, attirano lobbistiche iniziative private perché sostenuti da incredibili incentivi economici; come dire che ci saranno danni certi alla salute dei cittadini pagati con i soldi di tutti.La responsabilità è solo della scelta scellerata dei politici che si guardano bene dal verificare la volontà dei propri elettori anche se con le tecnologie attuali (televoto o internet) sarebbe semplice ed immediato il risultato.

Dal solo punto di vista economico, che sicuramente è trascurabile rispetto al danno fisico delle persone ammalate, poiché aumentano i costi sanitari, dovrebbe elevarsi un grido d’allarme soprattutto da parte dell’USL che paga le degenze; invece non succede niente di niente; forse si potrebbe trovare una soluzione di compromesso scegliendo d’autorità gli Assessori all’ecologia solo tra gli appartenenti all’ordine dei medici; ora che ci penso, questo l’abbiamo già raggiunto a Treviso, ma non è successo ancora niente di niente.

Allora vuol dire che la “pena” intesa come sofferenza fisica causata dall’inquinamento dell’aria che già abbiamo sulle spalle da tempo è divenuta ormai una CERTEZZA di continuità che comprende anche le future generazioni; come volevasi dimostrare.

Per fortuna il nostro pianeta non è ridotto così male dappertutto; le foto satellitari dei siti inquinati ci assegnano un triste primato, assieme a poche altre zone della terra; sarà bene perciò cominciare a consultare bene le mappe per trovare un posto più salutare di Treviso per goderci almeno la pensione, sperando naturalmente di arrivarci!.

(inviato alla stampa locale il 2/3/09)

Vardanega riqualifica gli inceneritori Unindustria invece di rivendicare la tassa rifiuti a quantità ed il libero mercato del recupero.


 

Il Presidente di Unindustria Treviso, Alessandro Vardanega, vuol far credere che, a seguito di una delibera regionale del febbraio scorso, ha rinnovato i progetti degli inceneritori di Silea e Mogliano “per un’ulteriore garanzia di qualità, affidabilità e sicurezza” finalizzata alla conquista della benevolenza degli amministratori locali e della comunità.

Tanta voglia di conquista della fiducia e tanto incenso su una iniziativa regionale mi sembrano privi di fondamento se si legge bene la delibera regionale citata : quello che prima era un modello chiaramente descritto e obbligatorio per il calcolo delle ricadute al suolo degli inquinanti viene sfumato in un non meglio precisato “modello adeguato alla situazione(?)” e quello che prima era “necessario” diventa una “raccomandazione”; termini che in caso di controversie diventano pesanti come macigni.

Se la regione avesse avuto un reale intento di miglioramento qualitativo avrebbe quanto meno introdotto l’obbligo di misurazione delle polveri sottili Pm10 e Pm2,5 che, sembra impossibile, ma con tutti i problemi che creano alla salute e alla qualità della vita con le limitazioni al traffico, non rientrano tra i controlli da effettuare sugli inceneritori che le emettono in quantità industriali (potere delle lobby); diversamente, per gli autoveicoli, esiste l’obbligo del bollino blù con controllo periodico delle emissioni; come sempre la regione si dimostra forte con i deboli e debole con i forti.

C’è un documento agli atti del Comune di Silea che testimonia questa irreale situazione di carenza di controlli; all’allora sindaco Biasin avevo suggerito di chiedere all’ARPA di Bergamo i resoconti delle emissioni di polveri sottili Pm10 dell’inceneritore in funzione a Dalmine e da Unindustria dichiarato gemello degli impianti in progetto a Silea e Mogliano; nella risposta c’è scritto che non sono disponibili perché non sono mai state richieste ai gestori dell’impianto.

Ancora tra i compiti che la regione, spinta dalla normativa comunitaria, si è data con apposita legge sulla Valutazione di impatto ambientale c’è anche quello di “identificare e valutare le possibili alternative al progetto, compresa la sua NON REALIZZAZIONE”.

In passato, ricordo il caso dell’approvazione dell’inceneritore di Montebelluna, le alternative prese in considerazione dalla Commissione si sono limitate alla scelta del luogo migliore tra le sole frazioni della città (scelta ridicola!); nel progetto di Silea, Unindustria prevede il confronto con una sola area sita in comune di Istrana e chissà se gli abitanti interessati sono stati informati e se il sindaco sarà invitato nell’apposita commissione!

La regione non può sottrasi al compito che si è data con una propria legge, di decidere autonomamente come e dove individuare e valutare TUTTE le alternative da considerare in un ambito che non potrà essere che regionale e non più restrittivo.

Quando poi i comuni la smetteranno di tutelare i bilanci dei consorzi o delle municipalizzate facendo pagare i servizi di raccolta rifiuti per quantità e non per presunzione a superficie e liberalizzeranno il recupero affidandolo ad una pluralità di soggetti senza oneri per i cittadini e le industrie, allora anche le quantità conferite diminuiranno e si potrà determinare la situazione di NON realizzazione dell’impianto stesso.

Se fosse sfuggito agli amministratori pubblici ricordo che la legge 152/06 prevede entro un anno da febbraio 2008 che si passi, per le utenze non domestiche, obbligatoriamente al regime a quantità, non si applichi la tariffazione per gli imballaggi consegnati a terzi né per i rifiuti derivanti da aree produttive (magazzini prodotti finiti e materie prime compresi)

Spetta anche ad Unindustria rispettare le leggi vigenti laddove (art.179) è fatto obbligo di procedere prioritariamente al recupero di materia anziché alla produzione di energia (ad esempio il legno potrebbe essere reimpiegato per fare pannelli e carta anziché bruciato)

Mi auguro infine, che prevalga, anziché la logica della conferma aprioristica delle scelte già fatte, la promozione della libertà di mercato con lo sviluppo di una pluralità di ditte recuperatrici contro il monopolio pubblico non sempre efficiente o competitivo a beneficio dei bilanci aziendali e della salute di tutti.

Contributo al corso dei medici dell’ambiente



In questi giorni l’ordine dei medici di Treviso, con un corso di formazione ed un convegno, mette in luce un rapporto, da tempo risaputo, tra ambiente e salute.

L’obiettivo di “instaurare un percorso di collaborazione e sinergia tra medico ed istituzioni pubbliche nella lotta contro i pericoli dell’inquinamento sui cittadini” è meritevole, ma non fa capire se è un interesse biunivoco, oppure se sono i pubblici amministratori ad aver chiesto consulenza specifica ai medici oppure se sono questi ultimi che sentono la necessità di stimolare le “azioni di lotta contro i pericoli dell’inquinamento” che solo i pubblici amministratori possono concretamente fare.

 

Siccome finora mi son sentito molto solo nel sostenere il rispetto delle normative sull’inquinamento dell’aria, sull’elettrosmog, sulla bonifica dei siti inquinati, sul rumore ambientale, sulla non necessità di ricorrere ad inceneritori, aspetto con ansia che aumenti il numero dei “colleghi” perché vale sempre il detto “meglio tardi che mai”.

 

So che quando si consiglia al fumatore di smettere, diventa tutto più difficile se poi questi vede il medico a sua volta vittima dello stesso vizio; così non posso tacere del fatto che una grossa fonte di inquinamento dell’aria sia posta proprio all’interno dell’ospedale regionale “Ca Foncello”. Si tratta della enorme caldaia autorizzata proprio recentemente a contenere la produzione di 8608 tonnellate di anidride carbonica nei prossimi quattro anni, senza accennare alle emissioni di polveri sottili che non vengono nemmeno misurate e all’ossido di azoto che provoca aumento dell’Ozono; se la caldaia funzionasse tutta a metano l’inquinamento sparirebbe.

 

Ritengo personalmente poco educativo, da parte dell’ULSS, aver minimizzato le conseguenze dell’incendio dei ben 35000 mq di capannoni dell’industria De Longhi.

In una provincia dove sono centinaia le aziende autorizzate all’uso degli scarti di legno per energia termica industriale ed un numero imprecisato quelli che, non necessitando di autorizzazione, hanno caldaie utilizzanti combustibile legnoderivato per il riscaldamento, il messaggio è stato un incentivo a bruciare di tutto, tanto non fa male e non ci sono conseguenze, e soprattutto si ottengono cospicui risparmi sui costi di smaltimento dei rifiuti pericolosi.

 

Quanti e quali controlli si mettono in atto come deterrente? Essendo una voce di costo per il bilancio pubblico, i controlli saranno pari alla sensibilità degli amministratori, che dovranno scegliere tra spese di immagine che creano consenso elettorale e spese di prevenzione delle malattie che non sempre trovano chi ringrazia.

 

Eppure se da più parti si parla di contenere la spesa sanitaria, non c’è alternativa alla minor necessità futura di cure facendo prevenzione ambientale che possa far diminuire le cause stesse delle malattie; viceversa non tutelare l’ambiente, sottostimando la soglia del particolare inquinante, fa perdere di vista il vero bersaglio di tutti gli inquinamenti che è sempre lo stesso singolo individuo, più esposto se già debole per età o predisposizione.

 

Ci sarebbe molto altro da dire a proposito del rispetto dei siti sensibili e dei mancati controlli antielettrosmog dove l’interferenza delle antenne già in sede di calcolo teorico segnala il superamento dei 3 v/m.

 

Anche il rumore ambientale da traffico è stato motivo di studio e di zonizzazione, ma senza conseguenze pratiche di intervento di riduzione; ad esempio nella frazione di san pelaio da più di venti anni esiste una tangenziale per tre quarti costruita ma mai ultimata, che potrebbe distogliere il pericoloso e rumoroso traffico pesante dal centro scolastico, commerciale, sportivo e religioso della frazione; se guardiamo al resto d’Europa invece le aree residenziali sono sempre protette dal traffico pesante e per quello leggero viene posto il limite di velocità di 30 km/h!.

 

Chissa se ci sono anche dei pediatri tra i corsisti; sarei curioso di sapere l’evoluzione negli anni delle malattie “ambientali” tra i bambini di oggi rispetto a quelli del passato.

Inceneritore a Treviso : candidatura per l’area De Longhi?

Sarà un caso ma subito dopo ogni elezione amministrativa, a Treviso, sono stati assunti provvedimenti importanti per la qualità della vita dei cittadini senza preventiva discussione e con contrarietà ad ascoltare tutte le successive istanze originate dai raggruppamenti spontanei dei cittadini stessi.

La domanda d’obbligo in questa vigilia di elezioni è : quale sarà la prossima sorpresa se verrà riconfermata per la quarta volta la giunta uscente ?

Al secondo mandato è stato di scena il PUT ovvero una rotatoria-assedio del centro storico senza la ricerca di soluzioni a livello di tutto il territorio comunale per dissuadere il traffico di attraversamento; a termini di legge il piano doveva essere rivisto ogni due anni con coinvolgimento degli operatori interessati, ma la sola preoccupazione dell’amministrazione è stata rivolta all’incremento delle entrate sanzionatorie derivanti sempre più dall’esasperazione dei cittadini alla ricerca del parcheggio perduto.

Al terzo mandato si è dato sfogo all’esorbitante numero di oltre 100 ANTENNE PER TELEFONIA installate (con contratti ora in scadenza) negli ambiti più sensibili quali asili, parchi giochi, impianti sportivi, ecc ma con locazioni che diventano introiti cospicui nelle casse comunali che, in realtà, non sono altro che il corrispettivo dei gestori al provocato inquinamento da elettrosmog, mentre per i privati si verificava il contemporaneo deprezzamento dei loro immobili adiacenti.

Ridicoli sono stati i controlli effettuati (una sola volta in 5 anni senza mai rapportare i riscontri con la percentuale di potenza erogata in quel momento dai gestori e quindi senza controllo del massimo di inquinamento possibile e mai effettuati nei punti individuati già nel calcolo teorico come penalizzati).

Dopo il prossimo 13-14 aprile, quale altro intervento tabù sarà riservato a danno dei cittadini ma con possibilità di incrementare le casse comunali?

Basta mettere insieme alcuni interventi, per esempio dell’assessore uscente all’Ecologia CHIOLE, favorevole alla costruzione di un inceneritore a Treviso, che pochi giorni fa ha detto testualmente “non è un argomento pre-elettorale”; oppure le dichiarazioni del pro-sindaco GENTILINI che in caso di disponibilità dell’area avrebbe fatto costruire l’inceneritore a Treviso considerando positivamente i rilevanti introiti alle casse comunali.

Ora, dopo l’incendio e la totale distruzione dei capannoni industriali dell’azienda “De Longhi”, si è resa disponibile un’area di circa 30.000 mq con possibilità di ampliamento verso la ferrovia, con destinazione PRG industriale, potenzialmente idonea all’istallazione di un impianto di produzione di energia elettrica con incenerimento dei rifiuti, trasportabili anche su rotaia.

Già sono state fatte le prove dell’innocuità (così credono gli amministratori) e della mancanza di effetti collaterali alla salute quando si è verificato l’incendio di tutta la produzione, magazzini merci, imballaggi, olio diatermico e quant’altro si trovava all’interno dei capannoni, amianto compreso : praticamente un inceneritore di rifiuti senza filtri. Chi fa catastrofismo è avvertito, tanto gli esiti sulla salute si sapranno con certezza solo tra alcuni anni, mentre le entrate nelle casse comunali saranno sicure subito e proporzionali ai rifiuti conferiti per cui non sarà nemmeno utile insistere sulla raccolta differenziata!

E’ possibile avere risposte sincere e certe sul futuro progetto di un inceneritore a Treviso di iniziativa privata (sia Unindustria o altro)?

Si sa che chi promuove tali progetti, finanziati tra l’altro con cospicui pubblici incentivi, cerca sempre il consenso di una amministrazione “amica” ed in questo caso otterrebbe anche l’approvazione delle amministrazioni dei comuni contermini, virtuosi e “ricicloni” ma con senso di giustizia che fa indicare più adatto il luogo di costruzione di un impianto insalubre dove minore è l’impegno nel recupero dei rifiuti stessi; e questo è proprio il caso del capoluogo.

ENERGIA- INCENERITORI E INQUINAMENTO DELL’ARIA

Prevarrà, come sempre l’atteggiamento di superiorità contro chi non sostiene gli inceneritori di rifiuti perché uccide il progresso e condanna le aziende alla carenza energetica?.

A mio parere è fondamentale invece richiamare tutte le amministrazioni (Regione Provincia e Comune) alla necessità di programmare preliminarmente, con l’apporto indispensabile di tre attori – gli operatori economici, i rappresentanti politici ed i cittadini – un progetto di portabilità sostenibile dove successivamente inserire gli impianti industriali compatibili con un ambiente come il nostro, pienamente urbanizzato e meteorologicamente sfavorito.

Se si vuol far credere che il problema è l’ENERGIA, proviamo a ragionarci a 360 gradi, escludendo la comoda tassazione imposta, non secondaria ai fini delle scelte degli utilizzatori e del libero mercato (vedasi quanto avviene nelle bollette del gas casalingo dove il costo del combustibile viene raddoppiato con l’introduzione delle accise e delle addizionali locali e più queste aumentano più ci guadagna lo stato che ci mette sopra l’IVA sia sul consumo che sulla tassa; una specie di pizzo completamente slegato dall’incentivo a non inquinare).

Esiste una realtà di autosufficienza energetica regionale? Il presidente Galan lo sosteneva tempo fa nella stampa; perché non approfondire questi dati anche con una giusta prospettiva che tranquillizzi le aziende in futuro?

Se dovesse servire maggior energia, converrebbe valutare, ai fini della sostenibilità, in via prioritaria, se c’è spazio per ulteriore sfruttamento dell’energia idroelettrica e solare come massima energia rinnovabile e “pulita”.

In via secondaria andrebbero considerati impianti centralizzati di energia elettrica localizzati a scala regionale in zone poco abitate e alimentati da materie prime con meno rilascio di inquinanti quali il gas naturale e quindi con fornitura tramite gasdotti o rigassificatori per diversificare i fornitori.

Andrebbe escluso l’utilizzo di combustibili “sporchi” quali il carbone, le biomasse legnose, ed infine da ultimo in una scala negativa i rifiuti urbani ed industriali: (a parità di energia fornita il legno immitte polveri mille volte superiori al gas e 100 volte superiori al gasolio).

L’inquinamento industriale mediamente produce un terzo delle polveri sottili che respiriamo, ma non è il caso di fidarsi di un valore medio perché è necessario conoscere il fenomeno con più aderenza possibile alla realtà; non basta avere una sola centralina, che a volte si ferma, nella tranquilla Via Lanceri Novara. Non basta dimostrare di conoscere dove stà il problema vietando l’uso della legna da ardere e delle biomasse per impianti superiori a 35 kw con obbligo di convertire il combustibile a gas o gpl (Comune TV ordinanza 22/2/2005 prot. 13209 per il contenimento dell’inquinamento atmosferico da Pm10) senza poi intervenire con coerenza nell’intero comparto provinciale del mobile o peggio sostenendo l’utilità di un inceneritore di rifiuti.

La vista da satellite delle concentrazioni in europa delle polveri sottili non è uniforme; ci sono delle zone rosse con aria pessima e, guarda caso, sono proprio a casa nostra nella pianura padano-veneta; è chiaro quindi che un inceneritore, posto in una zona con condizioni meteorologiche diverse o non compromessa da altre fonti di inquinamento, fa meno danni alla salute che a casa nostra; da dati riscontrabili nel Piano regionale di tutela dell’aria si ricava che per l’intera città di Padova da tutte le moto, auto, furgoni, articolati, bus e pullman vengono emesse polveri di particolato in un anno per 37 tonnellate mentre dai due impianti di Silea e Mogliano è concesso un massimo di emissioni pari a 58 tonnellate; i dati sono confrontabili perché entrambi per eccesso, essendo il dato di Padova riferito a veicoli EURO III ed i dati degli inceneritori alle polveri totali; non occorre certo commentare le iniziative di riduzione del traffico in presenza di progetti così inquinanti; quando accenderemo gli inceneritori, restando tutti a casa e senza rifornimenti di merci, avremo il doppio di polveri sottili nell’aria!

I residui di incenerimento abbisognano inoltre di altre discariche ben più degne di attenzione perché dovranno ospitare i residui pericolosi della combustione; il proposito di Unindustria, esposto nella relazione di impatto ambientale, di riesumare le vecchie discariche per bruciare quello che c’è dentro e recuperare spazio dove mettere i residui degli inceneritori, non farà certo piacere ai residenti nelle vicinanze di questi nuovi impianti nè delle vecchie discariche, come quelle di S.Bona, che a distanza di 30 e più anni ancora esalano metano dalle ex cave di ghiaia riempite senza tanti controlli sia da pubbliche amministrazioni che da attività produttive private.

E non necessita grande fantasia immaginare il disagio, gli odori, l’inquinamento e la movimentazione che ne conseguirà a danno di tanta parte della nostra popolazione

TASSA RIFIUTI E GESTIONE DELLA PRIVATIVA COMUNALE

Non c’è altra tipologia di tassa, come quella sui rifiuti, che si caratterizza fortemente per la differenziazione tra comune e comune a seconda della capacità di gestione dei propri amministratori; pur in vigore dal 13 febbraio scorso le norme che permettono ai comuni di regolamentare con più equità l’importo della tassa rifiuti, non sono ancora state prese in considerazione dall’amministrazione trevigiana.

Da decenni le municipalizzate, come TREVISOSERVIZI, che raccolgono e smaltiscono rifiuti godono della privativa, cioè della esclusiva con tassa a carico degli utenti, solamente per i rifiuti delle famiglie destinati allo smaltimento (e non al recupero) e solo per questi rifiuti urbani da portare in discarica vige l’obbligo di provvedere allo smaltimento in un ambito esclusivamente provinciale.

Le nuove norme del Codice dell’ambiente evidenziano come principio inderogabile, quasi costituzionale, ciò che si sapeva già e cioè che prima si fa di tutto per recuperare e da ultimo quel che resta si porta in discarica.

Non essendoci esclusiva per il recupero l’amministrazione comunale ha tutto l’interesse (ed i cittadini ringraziano) se viene aperto il più possibile alla concorrenza il mercato del recupero diretto a tutte le ditte autorizzate, che poi sono anche le stesse che operano in subappalto della municipalizzata con tutti gli oneri conseguenti al doppio passaggio e alla mancata trasparenza concorrenziale.

Va data a queste ditte la possibilità di gestire più piazzole ecologiche (ogni comune contermine ne ha una e quindi in proporzione agli abitanti il capoluogo dovrebbe averne già una decina invece è fermo ad un solo centro, tra l’altro scomodo e poco conosciuto, a dimostrazione del poco interesse al recupero).

In questi centri od in appositi contenitori i cittadini dovrebbero poter consegnare i loro rifiuti seguendo regole di buon recupero e soprattuto senza costi.

Bisogna poi evidenziare ai cittadini che la mancata differenziazione ha un costo diretto (come avviene negli altri comuni per il secco non riciclabile), ma anziché avventurarsi in un sistema porta a porta poco funzionale per i centri urbani più densamente popolati, basta applicare il principio del pagamento a quantità rendendo obbligatorio l’uso di sacchetti griffati prepagati per il presunto rifiuto secco non riciclabile : più ne riempi, più spendi mentre se sei oculato nel recupero risparmi.

Potrebbero essere inoltre concentrati i punti di raccolta costituiti da più estetici ampi contenitori anche seminterrati che comportano minori costi di carico, minori spese amministrative di gestione dei singoli utenti e maggior controllo della provenienza dei rifiuti stessi evitando immissioni forestiere.

Sono metodi già collaudati con soddisfazione presso altre comunità e senza controindicazioni. Le municipalizzate come Trevisoservizi avrebbero meno rifiuti da gestire, meno costi da imputare, meno discariche da riempire.

Le nuove disposizioni consentono inoltre ai comuni di ulteriormente ridurre, alle utenze non domestiche, con semplice deliberazione comunale, i criteri di assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani; anche in questo caso meno rifiuti si raccolgono per lo smaltimento, meno discariche si riempiono e le aziende sono incentivate a cercare il circuito del recupero anziché pagare oneri maggiori per discariche speciali fuori provincia.

Va anche applicata la riduzione di superficie da tassare : non potranno essere conteggiate le aree produttive compresi i magazzini di materie prime e prodotti finiti ma solo uffici mense, locali al servizio dei lavoratori o di uso pubblico e per le attività commerciali superfici di vendita superiori a 500mq.

Non si applicherà la tariffa alle superfici che generano rifiuti di imballaggio consegnati a terzi autorizzati (circuito CONAI) e su altri rifiuti quali carta, toner ecc si applicherà una riduzione proporzionale. Fin da subito, o al più tardi entro un anno comunque si dovrà applicare una tariffazione per quantità conferite anziché per superficie occupata in omaggio al principio : CHI INQUINA PAGA.

Non ci sarà più la scusa che le tasse vengono decise altrove, e soprattutto ogni comune o consorzio sarà in concorrenza con gli altri suoi pari per meglio meritare la fiducia dei propri concittadini.

Cambiano le norme ma la tassa rifiuti non si abbassa mai !

Treviso, 11/02/2008 – Lettera ai direttori dei quotidiani locali

 

Dal prossimo 13 febbraio entreranno in vigore nuove norme aventi in teoria la capacità di ridurre l’importo della tassa rifiuti, ma ancora niente si muove all’orizzonte.

Il termine dubitativo non dovrebbe esistere quando una disposizione legislativa riguarda il comportamento di una pubblica amministrazione o di una municipalizzata o di un consorzio di comuni che raccoglie e smaltisce rifiuti. Ricordo che da decenni tali organizzazioni hanno la privativa, cioè la esclusiva con tassa a carico degli utenti, solamente per i rifiuti delle famiglie destinati allo smaltimento (e non al recupero) e solo per i rifiuti urbani da portare in discarica hanno l’obbligo di provvedere alla gestione in un ambito esclusivamente provinciale.

Le nuove norme del Codice dell’ambiente evidenziano come principio inderogabile, quasi costituzionale, ciò che si sapeva già e cioè che prima si fa di tutto per recuperare e da ultimo quel che resta si porta in discarica. Se avessi capacità decisionali cercherei di aprire il mercato del recupero a più ditte possibili, in concorrenza tra loro, facendo loro gestire piazzole ecologiche o contenitori propri dove i cittadini possano consegnare i loro rifiuti seguendo regole di buon recupero e soprattuto senza costi. Poi farei capire in modo evidente ai cittadini che la mancata differenziazione ha un costo diretto, visibile rendendo obbligatorio l’uso di sacchetti griffati prepagati per il presunto rifiuto secco non riciclabile : più ne riempi, più spendi mentre se sei oculato nel recupero risparmi. Si supera così l’imbarazzo di dover gestire la miriade di contenitori del porta a porta nei centri urbani a maggior densità di popolazione.

Potrebbero essere inoltre concentrati i punti di raccolta costituiti da più estetici ampi contenitori anche seminterrati che comportano minori costi di carico, minori spese amministrative di gestione dei singoli utenti e maggior controllo della provenienza dei rifiuti stessi evitando immissioni forestiere.

Sono metodi già collaudati con soddisfazione presso altre comunità e senza controindicazioni. Le municipalizzate o i consorzi avrebbero meno rifiuti da gestire, meno costi da imputare, meno discariche da riempire.

Per le utenze non domestiche i nuovi limiti massimi fissati dall’art. 195 del D.Lgs. 152/2006 potrebbero essere ulteriormente ridotti da deliberazioni comunali dei criteri di assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani; anche in questo caso meno rifiuti si raccolgono per lo smaltimento, meno discariche si riempiono e le aziende sono incentivate a cercare il circuito del recupero anziché pagare oneri maggiori per discariche speciali fuori provincia.

E’ prevista anche una riduzione di superficie da tassare : non potranno essere conteggiate le aree produttive compresi i magazzini di materie prime e prodotti finiti ma solo uffici mense, locali al servizio dei lavoratori o di uso pubblico (prima c’era un limite di 250 mq più facile da gestire) e per le attività commerciali superfici di vendita minori di 500mq (ridotte a 300mq nei comuni con meno di 10 mila abitanti).

Non si applicherà la tariffa alle superfici che generano rifiuti di imballaggio consegnati a terzi autorizzati e su altri rifiuti quali carta, toner ecc si applicherà una riduzione proporzionale. Entro un anno comunque si dovrà applicare una tariffazione per quantità conferite anziché per superficie occupata in omaggio al principio : CHI INQUINA PAGA.

Non ci sarà più la scusa che le tasse vengono decise altrove, e soprattutto ogni comune o consorzio sarà in concorrenza con gli altri suoi pari per meglio meritare la fiducia dei propri concittadini. Niente di male se a qualcuno verrà in mente di farne anche un impegno preelettorale!.

 

 

Futuro sostenibile per UNINDUSTRIA solo con inceneritori a Treviso

Treviso 16/01/2008 – Lettera ai direttori dei quotidiani locali

“Termovalorizzatori” fanno rima con “ecoballe”.

Invece di chiamare le cose con il loro nome, si cerca di confondere il comune cittadino, cercando così di rendere più dolce la pillola amara che gli si vuole prescrivere come toccasana.

A questo non si sottrae nemmeno un’istituzione come UNINDUSTRIA TREVISO che intende promuovere propri impianti a Silea e a Mogliano dimenticando che proprio da leggi come il Testo Unico Sanitario Nazionale, viene attivato campanello d’allarme classificando gli impianti di incenerimento dei rifiuti come “industrie insalubri di prima classe” con obbligo di allontanamento il più possibile dai siti abitati e oggetto di severa legislazione per quanto riguarda sia le emissioni dei camini che i residui di produzione.

E’ quindi la legge nazionale che fa capire quanto sia pericoloso avere vicino alle residenze tali impianti e non quindi la mania di qualche persona isolata, come è stato etichettato il sottoscritto dal vicepresidente Vardanega  nel suo articolo del 9 u.s.

Evidentemente a corto di motivazioni, non ha dato alcuna risposta alle due problematiche da me evidenziate in precedenza; la prima riguarda l’incentivazione del libero mercato del recupero contro posizioni di privilegio delle aziende municipalizzate e la seconda riguarda il rispetto dei limiti imposti alla qualità dell’aria pena sanzioni da parte di quella Europa tanto invocata a sostegno degli inceneritori; posso anche capire l’opportunità industriale di fare business, sfruttando opportunità legislative favorevoli approvate tra l’altro solo in Italia, ma se veramente il vicepresidente di Unindustria pensa che “Treviso e la sua intera comunità sono chiamate oggi a pensare e realizzare soluzioni strutturali capaci di migliorare l’ambiente e garantire l’operatività di quelle stesse imprese che creano benessere, integrazione e coesione sociale” riservi un minimo di riflessione almeno a queste mie due ulteriori considerazioni :

Prima considerazione : la vista da satellite delle concentrazioni in europa delle polveri sottili non è uniforme; ci sono delle zone rosse con aria pessima e, guarda caso, sono proprio a casa nostra nella pianura padano-veneta; è chiaro quindi che un inceneritore, posto in una zona con condizioni meteorologiche diverse o non compromessa da altre fonti di inquinamento, fa meno danni alla salute che a casa nostra; confrontando la tabella 96 del Piano regionale tutela aria si vede che per l’intera città di Padova da tutte le moto, auto, furgoni, articolati, bus e pullman vengono emesse polveri di particolato in un anno per 37 tonnellate mentre dai due impianti di Sile e Mogliano vengono emesse 58 tonnellate; i dati sono confrontabili perché entrambi per eccesso, essendo il dato di Padova riferito a veicoli EURO III ed i dati degli inceneritori alle polveri totali; non occorre certo commentare le iniziative di riduzione del traffico in presenza di progetti così inquinanti; quando accenderemo gli inceneritori, restando tutti a casa e senza rifornimenti di merci, avremo il doppio di polveri sottili nell’aria! Rifletta Unindustria su quanto dice il codice ambientale vigente : “Ogni attività umana deve conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile, al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future”.

Seconda considerazione : i residui di incenerimento abbisognano di altre discariche; il proposito di Unindustria, esposto nella relazione di impatto ambientale, di riesumare le vecchie discariche per bruciare quello che c’è dentro e recuperare spazio per i nuovi rifiuti di risulta forse ancora più tossici, non farà certo piacere ai residenti nelle vicinanze che ben conoscono la realtà del disastro ecologico prodotto dall’egoismo di certi impuniti gestori di discariche -  ex cave – tanto diffuse nella nostra zona e dalla mancanza assoluta di controlli nei decenni passati su quanto veniva sotterrato o sommerso nei laghetti artificiali.

Oggi ha rilevanza quanto dichiarano gli abitanti di Napoli nei riguardi dei loro inquinamenti in atto, ma è solo la mancanza di severi controlli sul nostro territorio che non fa emergere situazioni ben più gravi e ben note ai cittadini! E’ proprio sicura UNINDUSTRIA che il mio parere e quello di qualche altro costituisca una minoranza da compatire?

 

Qualche richiesta a TOMAT sugli inceneritori a Treviso

Il Presidente dell’ Associazione degli industriali di Treviso, in qualità di committente degli inceneritori di Silea e Mogliano, ha difeso, in una recente lettera alla stampa, la posizione dell’ associazione nei riguardi di impianti ritenuti indispensabili per garantire alla comunità trevigiana il più elevato equilibrio tra sviluppo produttivo, benessere e una maggior qualità della vita. Una specie di dogma da credere sulla fiducia; ma nel passato non sempre le associazioni industriali hanno brillato per lungimiranza : per esempio una lontana esperienza del petrolchimico di Porto Marghera, a ridosso del centro storico più invidiato al mondo, non è stato certo il massimo come rispetto dell’ambiente e come qualità della vita dei veneziani e dei turisti.

Venendo più ai giorni nostri, se si osserva dall’ aereo il nostro territorio con la tragica carenza di programmazione urbanistica, vien da chiedersi dov’ era l’Associazione degli industriali e come mai non è riuscita ad incidere contro la logica di insediamenti così parcellizzati, vicini alle residenze e, con la logistica dei rifornimenti in tempo reale, con un inquinamento da traffico e rumore ormai insopportabile ?

Cosa si propone ora l’Associazione industriali? Nelle parole del suo Presidente si impegna alla rimozione di quell’ inerzia sui temi dell’ energia, dello smaltimento dei rifiuti e delle infrastrutture, che rischia di far arretrare l’ intero paese.

Ma dov’era l’Associazione quando, fin dal 1 gennaio 2003, per tutti i rifiuti recuperabili provenienti da attività produttive o di servizi è stata stabilita la libertà di scelta di conferimento tra un gestore autorizzato pubblico o uno privato (L n°179/02 art.21) con conseguente pagamento solo a chi effettuava realmente il servizio ? perchè non si è approfittato per incrementare un mercato in libera concorrenza contro le municipalizzate, nate per trattare solo rifiuti delle famiglie e, contro la loro ragione sociale, impegnati per due terzi della loro attività a ritirare i rifiuti degli utenti non domestici, tanto il sistema della tassazione copriva e coprirà sempre i costi a consuntivo ?

Ma nemmeno nel 2006 quando con D.Lgs.152 è stato posto un limite all’ ingordigia dei comuni nel tassare le attività produttive escludendo quelle con un limite di superficie oltre i 250 mq, nulla è stato fatto per far cambiare nei consigli comunali il vecchio criterio di assimilazione dei rifiuti non urbani; si è atteso e sperato forse che i nuovi parlamentari ecofurbi riportassero, come sembra succeda in questi giorni, tutto come prima e cioè conferimento rifiuti produttivi indifferenziati, poco recuperabili, nella morsa ben stretta delle municipalizzate con tassazione ben lontana dai servizi prestati, consentendo praticamente un furto legalizzato alle aziende.

Cosa ci guadagna un’associazione industriale a spalleggiare le municipalizzate contro il libero mercato del recupero? Se ricordiamo che gli inceneritori devono essere alimentati in continuo 24h/24h è solo con una convenzione pluridecennale con le municipalizzate che questi impianti inquinanti possono prendere il volo dell’autofinanziamento, oltre agli incentivi statali; e qui tornano in ballo i Comuni che comandano i consigli di amministrazione delle municipalizzate; vedremo chi farà e che cosa farà !

Come fa il comune cittadino ad aver fiducia negli amministratori locali? Prendiamo ad esempio il caso di Treviso : nella delibera di contenimento dell’inquinamento dell’aria, in vigore dal 2005 si legge che, quando si può alimentare diversamente, è¨ vietato bruciare legna e biomasse nelle caldaie con più di 35 kW; questo divieto vale anche per gli inceneritori? Forse no! visto che l’assessore all’ambiente ne è un convinto paladino.

Tomat non dice quanto scritto nello studio di impatto ambientale dall’ing. Bellavitis che viene considerato un fattore rilevante anche la possibilità di attivare un processo di recupero delle vecchie discariche, compreso l’uso del buon percolato nebulizzato nell’impianto; infine, ma non secondario, non garantisce che la qualità dell’aria, dopo l’avviamento degli impianti, sia migliore o tuttalpiù uguale a quella attuale! Non dice che la nostra pianura padana, con assenza di ricircolo d’aria, è una delle zone più inquinate del pianeta e che quindi non è in grado di sopportare ulteriori inquinamenti non necessari che vanno a modificare in maniera sostanziale la salute delle persone, la loro qualità di vita ed anche, con i divieti, la loro libertà di movimento.

Anche dal tubo di scarico di un autoveicolo escono inquinanti generalmente tollerati dalla legislazione, ma cosa succede se lascio il motore acceso nel garage chiuso?

Quanto poi alle autorevoli ed esaustive informazioni tecniche disponibili presso Unindustria, ho chiesto, tramite il precedente sindaco di Silea di avere documentazione sulle emissioni di Pm10 e Pm2,5 dell’impianto gemello funzionante a Dalmine e la risposta è stata che non esistono misure di questo tipo perchè non richieste dalla legge!

Ma lo sa Tomat che, quando saranno accesi i bruciatori degli impianti (speriamo non debba succedere mai), a salvaguardia della nostra salute non dovremo superare limiti europei ben più severi di quelli odierni? Le nuove norme Europee che entreranno in vigore tra breve obbligano, a ridurre il valore medio oggi di 40 portandolo a 14 per le Pm10 e 10 per le Pm2,5 mentre nell’arco dell’anno non si dovrà superare più di sette volte il valore massimo di 30 (mentre oggi siamo sull’ordine del centinaio di volte il superamento del valore di 50).

Forse che l’obiettivo verrà raggiunto con gli inceneritori? Me lo spieghi sig. Tomat, per favore.

Incendio De Longhi : Un pericoloso precedente

Treviso, 29/10/2007 – Lettera ai direttori dei quotidiani localiIl Prefetto Vittorio Capocelli si vanta sulla stampa di aver fatto tutto il possibile all’epoca dell’incendio De Longhi operando in modo efficiente con azioni che costituiscono un fiore all’occhiello per TREVISO.Non sono d’accordo, ma se proprio insiste, gli suggerisco di mettersi all’occhiello un crisantemo, almeno è più adatto ai tempi e alle circostanze.Ricordo che auspicava il silenzio stampa (per tranquillizzare la popolazione) e che nei fatti ha posto una pietra tombale sugli adempimenti di bonifica, mentre tempi , metodi di analisi della situazione e del rischio sono ben cadenzati nelle norme ambientali (48 ore, 30gg, 6 mesi, ecc : Titolo V – D.Lgs 152/2006) a tutela della salute dei cittadini.Il principio in vigore “CHI INQUINA PAGA” potrebbe rendere difficile l’individuazione del responsabile che, con dolo o colpa, cagiona emissioni che superano determinati parametri e come nel nostro caso, dove ci sono anche sostanze pericolose, si aspetta una punizione dell’arresto più un’ammenda; la legge però, dando maggior importanza al recupero della situazione ambientale precedente all’evento, ha previsto una condotta riparatoria per il responsabile dell’inquinamento; quest’ultimo non potrà invocare prescrizioni della pena se PRIMA non avrà provveduto alla bonifica in conformità ad un progetto studiato, valutato ed adattato al caso concreto.Che cosa doveva fare il team della sicurezza organizzato dalla Prefettura?  Letti i risultati delle analisi dell’Arpav sulle concentrazioni delle sostanze inquinanti superiori ai valori di attenzione doveva, con la Provincia, identificare il responsabile dell’evento notificandogli l’obbligo di provvedere o in alternativa, per qualsiasi causa di inadempienza, senza ulteriori indugi, d’intesa con il Comune, sostituirsi al responsabile dell’inquinamento in tutta una serie di procedure ben catalogate che consentono di tutelare tutti i cittadini coinvolti per vicinanza con il focolaio dell’incendio. Esse sono : entro 24 ore messa in atto di misure di prevenzione, di messa in sicurezza di emergenza e di indagine; entro 30 giorni piano di caratterizzazione con indagini generalmente prefissate su punti di una maglia regolare, e quindi indipendenti dalle proprietà pubbliche, da approvarsi successivamente in conferenza dei servizi di tutte le amministrazioni interessate; approvazione da parte della regione del piano di analisi e dei modelli di calcolo del rischio di inquinamento con conclusioni entro i successivi sei mesi.Il mancato coordinamento e la mancata applicazione della normativa sulla bonifiche dovute all’incendio De Longhi hanno già prodotto spese inutili quali quelle dell’ULSS (più di 150.000 euro per uno studio che esclude contaminazioni significative originate dall’incendio); dal Comune di Treviso una prima trance di 23000 euro (per un incarico di studio di bonifica alle scuole Ciardi) e analogamente dalla Provincia una prima trance di 3800 euro (per le scuole Ipsia-Giorgi); più tutti i costi sostenuti dai cittadini per farsi analizzare in proprio i terreni e la relativa catena alimentare.Adesso aspetto al varco qualche solerte funzionario che avrà il coraggio di sanzionare la combustione all’aperto di ramaglie e residui vegetali o le emissioni di forni a legna delle pizzerie; in fondo la legge NON è uguale per tutti.

Postumi dell’incendio DE LONGHI

 Treviso, 14/06/2007 – Lettera ai quotidiani locali 

Gli inceneritori di rifiuti, con tutti i loro filtri, sono considerati industrie insalubri di prima classe; nel caso dell’incendio nell’industria De Longhi tutti i prodotti immagazzinati, gli impianti e le coperture in amianto sono diventati rifiuti bruciati all’aria aperta, senza filtri ed è perciò abbastanza strano che il risultato finale sia stato benevolmente considerato dagli organi preposti alla vigilanza; quasi quasi vien voglia di domandarsi perché quest’ultimi insistono tanto per far mettere ai nuovi inceneritori ciminiere altissime e filtri sempre più severi.

A dire il vero il dirigente locale dei NOE aveva previsto la ricaduta di diossina, ed effettivamente, a denti stretti, a distanza di tempo ARPAV e Amministrazione Comunale hanno ammesso l’esistenza di una modica quantità (vuoi vedere che, come per gli spinelli, qualcuno ha già raddoppiato la dose consentita?).

Mi ricorda tanto la barzelletta della ragazza incinta alle prese con la necessità di confessarlo al burbero genitore, che disse : “Papà sono incinta, … ma poco, poco..”

Ritornando all’inquinamento dell’aria ho cercato i dati dell’ARPAV relativi alle polveri sottili nei giorni successivi all’incendio e poiché derivano da un’unica centralina a Treviso in Via Lanceri Novara, con mia grande sorpresa ho rilevato l’assenza di ogni valore per 6 giorni consecutivi (dal 18 al 23 aprile) il 24 il valore era fuori norma con 57.

Possibile che nessuno sia stato in grado di riparare la centralina o di sostituirla con una mobile (ecco il guaio di averne solo una a disposizione) per aggiungere altri giorni di sforamento dei limiti di legge e siamo già al doppio di quanto consentito nell’arco di tutto l’anno!

Ma se l’effetto dell’incendio è pari a quanto fa un inceneritore, non dobbiamo dimenticare che i residui, scorie o polveri che siano, sono catalogate come rifiuti pericolosi, senza necessità di particolari indagini e se questi residui non sono adeguatamente protetti dalle acque meteoriche creano diluizione dell’inquinamento nelle acque superficiali e sotterranee in zona di risorgive.

Per quanto tempo ancora dovremo rimanere sotto l’incubo derivante dal rischio di inquinamento dei residui tossici della combustione?

Non si dimentichi la catena alimentare che dall’acqua e dalla vegetazione trasmette l’inquinamento agli animali che diventeranno oggetto del nostro cibo; se qualcuno poi troverà pesante la digestione, si ricordi anche delle responsabilità dei pubblici funzionari o dei politici amministratori.

E’ abbastanza comodo nascondersi dietro un limite di legge come fosse un antivirus; bisogna che tutti sappiano che non c’è un limite minimo che garantisca dalle conseguenze di inquinanti cancerogeni e se i limiti sono tanti ognuno per un determinato inquinante (elettrosmog, rumore, amianto) l’oggetto di riferimento, il bersaglio da colpire è sempre e solo uno, cioè ognuno di noi.

Se poi si considera che questi limiti, diversi da paese a paese, determinati da convenzioni frutto di trattative con lobby commerciali, sono considerati applicabili per persone adulte ed in buona salute e soggette ad un solo inquinante per volta, perché non pensare alle conseguenze nei confronti dei soggetti più deboli ed indifesi (anziani, bambini, ammalati)?.