Archivio di settembre 2000

Antenne selvagge : chi ci protegge ?

 

Treviso, 08/09/2000 – Lettera ai direttori dei quotidiani locali

 

C’è in atto una emergenza da ELETTROSMOG; il ministro dell’ambiente promuoverà, “un programma pluriennale di ricerca epidemiologica e di cancerogenesi sperimentale al fine di approfondire i rischi connessi all’esposizione a campi elettromagnetici a bassissima frequenza e radiofrequenza”, semprechè la legge ora parzialmente approvata da un ramo del parlamento venga resa definitiva prima dello scioglimento delle camere.

Sembra di vedere una scena già ripetuta più volte, di chi chiude la porta della stalla quando i buoi sono già scappati !

Vi ricordate i cavatori che avevano sempre pronti lotti di terreno da scavare e, in mancanza di programmazione, procedevano alla rovina dell’ambiente al punto che basta alzarci in volo per scoprire un territorio lunare, fatto di buche irregolari, mai bonificate, profondità di scavo sottofalda e relativi laghetti che cambiano il microclima, ecc.; una giungla dove il solo proprietario della cava ricavava un vantaggio economico, mentre il vicino si vedeva depauperare il proprio terreno per l’abbassamento delle falde, e la viabilità circostante era devastata dai pesanti carichi che andavano a rifornire di ghiaia anche le nazioni confinanti, che così salvaguardavano di più il loro territorio.

Non molto tempo dopo gli stessi cavatori o altri nuovi affaristi si sono cimentati nelle discariche; anche qui in mancanza della programmazione, ogni buca era buona per proporre una discarica, vere bombe ecologiche, o pattumiere nazionali come avviene per i rifiuti di amianto ( con 80% proveniente da fuori regione); anche qui ci guadagna moltissimo il proprietario dell’area condiscendente che vede il valore moltiplicarsi per decine di volte, mentre viceversa i confinanti vedono ridursi i valori dei loro beni almeno della metà, senza alcun indennizzo e senza contare il disagio di chi deve convivere con le esalazioni maleodoranti.

Anche nel caso ANTENNE c’è chi ci guadagna con l’affitto dell’installazione sul proprio immobile, e pensa bene di scaricare le radiazioni verso gli altri fabbricati circostanti compreso il deprezzamento indotto dall’esistenza dell’antenna vicina; l’aggravante in questo caso consiste nel fatto che ogni gestore vuole raggiungere tutti i potenziali utenti senza aver bisogno delle antenne di altri concorrenti, e così, in mancanza di programmazione si avrà la moltiplicazione delle installazioni, con conseguenze sulla salute, ancorchè in parte sconosciute, ma cautelativamente e facilmente prevedibili.

Che cosa doveva fare il Comune in attesa dei legislatori nazionali?

Non di certo introdurre nel regolamento possibilità per i gestori di telefonia di ampliare i valori di campo previsti dal DM 381/98 (punto 2.3 b) “per inevitabili e dimostrate ragioni tecniche”; la tecnica consente di andare ben sotto i limiti nazionali, come lo dimostrano le scelte legislative di altre nazioni quali Svizzera, Spagna, Giappone, è niente altro che una questione economica; i gestori ingrassano i loro bilanci con i minoro costi delle installazioni, a danno della salute della popolazione (gli esempi precedenti si ripetono); mentre è chiaro che non si vuole arretrare nella fornitura di servizi multimediali a forte espansione, non per questo si deve rinunciare al principio di PROGRAMMAZIONE e SALVAGUARDIA del territorio che deve essere IMPOSTO AI GESTORI e non viceversa (punto 4.1 del regolamento); solo con la trasparenza degli obiettivi finalizzati al minor impatto ambientale derivanti da una seria conoscenza della condizione attuale e delle condizioni di intervento programmato si potrà tranquillizzare la popolazione, giustamente preoccupata di affidare la propria salute ad amministratori visti un pò come “dilettanti allo sbaraglio!”

Mentre tutte le pratiche urbanistiche prevedono il parere dell’ASL, nel regolamento comunale per l’installazione delle antenne che si vuol approvare prossimamente in Consiglio Comunale, l’assessore CHIOLE ha riservato al proprio settore ambiente questa verifica, escludendo l’Azienda Sanitaria Locale; come si concilia questo esclusione con le finalità descritte al capo 1 “per la salvaguardia e la promozione della salute umana”; forse che il settore Ambiente ha modificato le proprie competenze?