Archivio di marzo 2005
Responsabilità comunali nella gestione dei rifiuti
Treviso 23/03/05 – Lettera ai direttori dei quotidiani locali
L’amministrazione comunale vuole l’esclusiva nella tassazione dell’asporto rifiuti di imballaggio nei confronti dei commercianti, ma non può non sapere che dal 14 dicembre 2004 un rinnovato accordo tra l’ANCI (associazione nazionale comuni italiani) ed il CONAI (consorzio nazionale imballaggi) oltre a garantire maggiori introiti alle municipalizzate ribadisce anche i diritti delle utenze non domestiche; nell’accordo si legge che “come previsto dalla vigente normativa, è salvaguardato il DIRITTO delle imprese (anche del commercio!) di scegliere tra le diverse modalità di conferimento presenti sul territorio o scegliere di avviare direttamente al riciclaggio i rifiuti con relativa documentazione”.
Più chiaro di così!!
Ma se una ditta vuol scegliere, sia considerando il fattore economico che i risvolti socio-ambientali di una gestione dei rifiuti, deve sapere cosa succede a Treviso; verificando i dati 2003 forniti dell’Arpav si ricava che il rifiuto secco non riciclabile per abitante, indicato in media nella provincia pari a 150 kg/anno, si raddoppia in comune di Treviso (308 kg/anno) che sommano a fine anno ben 25.000 tonnellate consegnate all’impianto di Contarina a Lovadina; nel modello di denuncia presentato alla camera di commercio risulta che questo impianto quasi interamente (97%) ha inviato il CDR alla discarica 2B di Pezzan di Istrana di proprietà della ditta Geonova spa; la penalizzazione tariffaria regionale per i conferimenti in discarica e la tipologia di realizzazione della discarica stessa adatta soprattutto per rifiuti speciali di attività produttive faranno lievitare sempre più i costi di smaltimento.
L’anomalia locale consiste nel risultato di un impianto di trattamento (a maggioranza pubblico che vorrebbe candidarsi a comprendere tutti i comuni della provincia) che produce un combustibile da rifiuto suis generis; basta sapere che le norme UNI 9903 prevedono un CDR con standard di qualità elevata che può essere impiegato liberamente come sostituto di altri combustibili in impianti industriali produttivi (è ad esempio molto ricercato quello prodotto in Piemonte allontanando dai rifiuti urbani le materie plastiche responsabili delle cancerogene diossine e arricchendo il tutto con residui triturati di pneumatici usati); le norme prevedono poi uno standard di qualità normale da impiegarsi in impianti che possono bruciare solo rifiuti; noi abbiamo abbassato ulteriormente la qualità inventando il combustibile da rifiuti cosiddetto “CDR DI MARCA” nel senso che solo a Treviso finisce in discarica.
E con questi presupposti di “EFFICIENZA” si vuol parlare della necessità di un inceneritore?
Tanto per capirci si tratta di un impianto che legalmente consente emissioni in atmosfera di polveri, carbonio organico, acido cloridrico, fluoridrico, biossido di zolfo, ossidi di azoto, cadmio, tallio mercurio, antimonio, arsenico, piombo, cromo, cobalto, manganese nichel, vanadio, diossine e furani e idrocarburi policiclici aromatici sia pur entro valori predefiniti al metrocubo di aria espulsa 24 ore al giorno per almeno 11 mesi all’anno.
Gli impianti già esistenti a Venezia Padova Vicenza e Verona, opportunamente aggiornati nell’impiantistica ove occorra, bastano ed avanzano se lo standard di raccolta differenziata della nostra provincia di Treviso si propagherà in tutto il veneto.
Vorrei ricordare che in passato, nell’ambito delle discariche di amianto le altre provincie non si sono minimamente sentite subalterne al primato di Treviso, pattumiera d’Italia, e ricordo ancora che non c’è alcun impedimento al trasporto fuori provincia dei rifiuti destinati a recupero.