Archivio di febbraio 2007
Priorità della salute personale rispetto al business dei rifiuti
Treviso, 09/02/07 Lettera ai direttori dei quotidiani locali
Unindustria, per il passato, ha fatto tanti bei discorsi sui Bilanci Sociali per migliorare la propria accettabilità di immagine ma contemporaneamente ha contribuito a riempire le discariche riservate ai rifiuti urbani con una massa enorme ed indistinta di rifiuti dell’industria favorevolmente dichiarati “assimilati” agli urbani da amministratori pubblici a dir poco “distratti”.
La conseguenza del favore fatto agli industriali negli anni passati si trova ora nel costo esagerato che tutti i cittadini pagano nella tassa rifiuti perché le sole discariche rimaste di tipo 2B riservate a rifiuti speciali accettano anche i rifiuti urbani ma a prezzo maggiorato.
Si vorrebbe far credere ora che per risparmiare bisogna accettare nuovi impianti inquinanti di incenerimento riservati sia ai futuri rifiuti prodotti dall’industria e dai cittadini sia alla riesumazione dalle vecchie discariche dei relativi rifiuti da tempo giacenti per far posto a quelli nuovi e più nocivi di risulta dagli inceneritori di Silea e Mogliano; ancora una volta saranno perciò gli amministratori pubblici “distratti” che garantiranno la continuità di conferimento dei rifiuti urbani e quindi la fattibilità dei nuovi impianti con il conseguente business per gli industriali.
A questi amministratori “distratti”, però favorevoli agli inceneritori, sfugge la pericolosità delle emissioni alla salute dei cittadini in un’area come la nostra dove, per l’assenza di venti, si regista un ristagno d’aria pessima che contribuisce alla proliferazione dei fenomeni cancerogeni e delle malattie dell’apparato respiratorio nelle persone più esposte e più deboli (vedi Organizzazione mondiale della sanità).
Chi fa confronti con la localizzazione in altre realtà non tien conto delle diverse situazioni meteorologiche dei luoghi, e quindi non è l’impianto in sé che va valutato, ma la portabilità dello stesso nell’ambiente e nel contesto delle attività esistenti.
Tanto per essere concreti la quantità di polveri documentata per l’intera città di Padova, comprendendo moto, auto, furgoni, camion e autobus che si muovono per un intero anno, corrisponde a circa 40 tonnellate (fonte Piano regionale tutela risanamento atmosfera tab.96) mentre dai camini dei soli due inceneritori di Mogliano e Silea le emissioni di polveri consentite raggiungeranno ogni anno fino a 60 tonnellate (il 50% in più di tutta Padova) ed è previsto il loro funzionamento per almeno 20 anni : possiamo essere più autolesionisti di così?
Essere favorevoli solo se deriverà un beneficio economico per la comunità dall’elemosina di un po’ di energia elettrica sporca significa dimenticare che la salute non ha prezzo, soprattutto se riguarda persone più deboli ed indifese e si rischia di compromettere, per miopia, anche la vita delle future generazioni.
Il messaggio più preoccupante però è che, se ci sono dei limiti da rispettare per le polveri nell’aria che respiriamo, proprio dagli amministratori di Treviso viene respinto l’obbligo di adeguarsi con un impegno serio di raccolta dei dati dei siti più esposti quali il PUT o le tangenziali nelle ore di punta e di ricerca selettiva e quantitativa delle vere fonti di emissioni che non sono solo dovute al traffico veicolare privato (il solito parafulmine!).
A chi ha la responsabilità politica pro-tempore della tutela della salute spetta l’obbligo del rispetto dei diritti di tutti i cittadini ed in special modo della tutela dei più deboli e se la serietà del caso richiede tempi di approfondimento più lunghi prima di decidere, si proceda cautelativamente almeno con una misura minima di moratoria per nuovi impianti di incenerimento dei rifiuti finchè la qualità dell’aria non rientrerà nei limiti di norma.