Archivio di dicembre 2007

Qualche richiesta a TOMAT sugli inceneritori a Treviso

Il Presidente dell’ Associazione degli industriali di Treviso, in qualità di committente degli inceneritori di Silea e Mogliano, ha difeso, in una recente lettera alla stampa, la posizione dell’ associazione nei riguardi di impianti ritenuti indispensabili per garantire alla comunità trevigiana il più elevato equilibrio tra sviluppo produttivo, benessere e una maggior qualità della vita. Una specie di dogma da credere sulla fiducia; ma nel passato non sempre le associazioni industriali hanno brillato per lungimiranza : per esempio una lontana esperienza del petrolchimico di Porto Marghera, a ridosso del centro storico più invidiato al mondo, non è stato certo il massimo come rispetto dell’ambiente e come qualità della vita dei veneziani e dei turisti.

Venendo più ai giorni nostri, se si osserva dall’ aereo il nostro territorio con la tragica carenza di programmazione urbanistica, vien da chiedersi dov’ era l’Associazione degli industriali e come mai non è riuscita ad incidere contro la logica di insediamenti così parcellizzati, vicini alle residenze e, con la logistica dei rifornimenti in tempo reale, con un inquinamento da traffico e rumore ormai insopportabile ?

Cosa si propone ora l’Associazione industriali? Nelle parole del suo Presidente si impegna alla rimozione di quell’ inerzia sui temi dell’ energia, dello smaltimento dei rifiuti e delle infrastrutture, che rischia di far arretrare l’ intero paese.

Ma dov’era l’Associazione quando, fin dal 1 gennaio 2003, per tutti i rifiuti recuperabili provenienti da attività produttive o di servizi è stata stabilita la libertà di scelta di conferimento tra un gestore autorizzato pubblico o uno privato (L n°179/02 art.21) con conseguente pagamento solo a chi effettuava realmente il servizio ? perchè non si è approfittato per incrementare un mercato in libera concorrenza contro le municipalizzate, nate per trattare solo rifiuti delle famiglie e, contro la loro ragione sociale, impegnati per due terzi della loro attività a ritirare i rifiuti degli utenti non domestici, tanto il sistema della tassazione copriva e coprirà sempre i costi a consuntivo ?

Ma nemmeno nel 2006 quando con D.Lgs.152 è stato posto un limite all’ ingordigia dei comuni nel tassare le attività produttive escludendo quelle con un limite di superficie oltre i 250 mq, nulla è stato fatto per far cambiare nei consigli comunali il vecchio criterio di assimilazione dei rifiuti non urbani; si è atteso e sperato forse che i nuovi parlamentari ecofurbi riportassero, come sembra succeda in questi giorni, tutto come prima e cioè conferimento rifiuti produttivi indifferenziati, poco recuperabili, nella morsa ben stretta delle municipalizzate con tassazione ben lontana dai servizi prestati, consentendo praticamente un furto legalizzato alle aziende.

Cosa ci guadagna un’associazione industriale a spalleggiare le municipalizzate contro il libero mercato del recupero? Se ricordiamo che gli inceneritori devono essere alimentati in continuo 24h/24h è solo con una convenzione pluridecennale con le municipalizzate che questi impianti inquinanti possono prendere il volo dell’autofinanziamento, oltre agli incentivi statali; e qui tornano in ballo i Comuni che comandano i consigli di amministrazione delle municipalizzate; vedremo chi farà e che cosa farà !

Come fa il comune cittadino ad aver fiducia negli amministratori locali? Prendiamo ad esempio il caso di Treviso : nella delibera di contenimento dell’inquinamento dell’aria, in vigore dal 2005 si legge che, quando si può alimentare diversamente, è¨ vietato bruciare legna e biomasse nelle caldaie con più di 35 kW; questo divieto vale anche per gli inceneritori? Forse no! visto che l’assessore all’ambiente ne è un convinto paladino.

Tomat non dice quanto scritto nello studio di impatto ambientale dall’ing. Bellavitis che viene considerato un fattore rilevante anche la possibilità di attivare un processo di recupero delle vecchie discariche, compreso l’uso del buon percolato nebulizzato nell’impianto; infine, ma non secondario, non garantisce che la qualità dell’aria, dopo l’avviamento degli impianti, sia migliore o tuttalpiù uguale a quella attuale! Non dice che la nostra pianura padana, con assenza di ricircolo d’aria, è una delle zone più inquinate del pianeta e che quindi non è in grado di sopportare ulteriori inquinamenti non necessari che vanno a modificare in maniera sostanziale la salute delle persone, la loro qualità di vita ed anche, con i divieti, la loro libertà di movimento.

Anche dal tubo di scarico di un autoveicolo escono inquinanti generalmente tollerati dalla legislazione, ma cosa succede se lascio il motore acceso nel garage chiuso?

Quanto poi alle autorevoli ed esaustive informazioni tecniche disponibili presso Unindustria, ho chiesto, tramite il precedente sindaco di Silea di avere documentazione sulle emissioni di Pm10 e Pm2,5 dell’impianto gemello funzionante a Dalmine e la risposta è stata che non esistono misure di questo tipo perchè non richieste dalla legge!

Ma lo sa Tomat che, quando saranno accesi i bruciatori degli impianti (speriamo non debba succedere mai), a salvaguardia della nostra salute non dovremo superare limiti europei ben più severi di quelli odierni? Le nuove norme Europee che entreranno in vigore tra breve obbligano, a ridurre il valore medio oggi di 40 portandolo a 14 per le Pm10 e 10 per le Pm2,5 mentre nell’arco dell’anno non si dovrà superare più di sette volte il valore massimo di 30 (mentre oggi siamo sull’ordine del centinaio di volte il superamento del valore di 50).

Forse che l’obiettivo verrà raggiunto con gli inceneritori? Me lo spieghi sig. Tomat, per favore.