Archivio di gennaio 2008

Futuro sostenibile per UNINDUSTRIA solo con inceneritori a Treviso

Treviso 16/01/2008 – Lettera ai direttori dei quotidiani locali

“Termovalorizzatori” fanno rima con “ecoballe”.

Invece di chiamare le cose con il loro nome, si cerca di confondere il comune cittadino, cercando così di rendere più dolce la pillola amara che gli si vuole prescrivere come toccasana.

A questo non si sottrae nemmeno un’istituzione come UNINDUSTRIA TREVISO che intende promuovere propri impianti a Silea e a Mogliano dimenticando che proprio da leggi come il Testo Unico Sanitario Nazionale, viene attivato campanello d’allarme classificando gli impianti di incenerimento dei rifiuti come “industrie insalubri di prima classe” con obbligo di allontanamento il più possibile dai siti abitati e oggetto di severa legislazione per quanto riguarda sia le emissioni dei camini che i residui di produzione.

E’ quindi la legge nazionale che fa capire quanto sia pericoloso avere vicino alle residenze tali impianti e non quindi la mania di qualche persona isolata, come è stato etichettato il sottoscritto dal vicepresidente Vardanega  nel suo articolo del 9 u.s.

Evidentemente a corto di motivazioni, non ha dato alcuna risposta alle due problematiche da me evidenziate in precedenza; la prima riguarda l’incentivazione del libero mercato del recupero contro posizioni di privilegio delle aziende municipalizzate e la seconda riguarda il rispetto dei limiti imposti alla qualità dell’aria pena sanzioni da parte di quella Europa tanto invocata a sostegno degli inceneritori; posso anche capire l’opportunità industriale di fare business, sfruttando opportunità legislative favorevoli approvate tra l’altro solo in Italia, ma se veramente il vicepresidente di Unindustria pensa che “Treviso e la sua intera comunità sono chiamate oggi a pensare e realizzare soluzioni strutturali capaci di migliorare l’ambiente e garantire l’operatività di quelle stesse imprese che creano benessere, integrazione e coesione sociale” riservi un minimo di riflessione almeno a queste mie due ulteriori considerazioni :

Prima considerazione : la vista da satellite delle concentrazioni in europa delle polveri sottili non è uniforme; ci sono delle zone rosse con aria pessima e, guarda caso, sono proprio a casa nostra nella pianura padano-veneta; è chiaro quindi che un inceneritore, posto in una zona con condizioni meteorologiche diverse o non compromessa da altre fonti di inquinamento, fa meno danni alla salute che a casa nostra; confrontando la tabella 96 del Piano regionale tutela aria si vede che per l’intera città di Padova da tutte le moto, auto, furgoni, articolati, bus e pullman vengono emesse polveri di particolato in un anno per 37 tonnellate mentre dai due impianti di Sile e Mogliano vengono emesse 58 tonnellate; i dati sono confrontabili perché entrambi per eccesso, essendo il dato di Padova riferito a veicoli EURO III ed i dati degli inceneritori alle polveri totali; non occorre certo commentare le iniziative di riduzione del traffico in presenza di progetti così inquinanti; quando accenderemo gli inceneritori, restando tutti a casa e senza rifornimenti di merci, avremo il doppio di polveri sottili nell’aria! Rifletta Unindustria su quanto dice il codice ambientale vigente : “Ogni attività umana deve conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile, al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future”.

Seconda considerazione : i residui di incenerimento abbisognano di altre discariche; il proposito di Unindustria, esposto nella relazione di impatto ambientale, di riesumare le vecchie discariche per bruciare quello che c’è dentro e recuperare spazio per i nuovi rifiuti di risulta forse ancora più tossici, non farà certo piacere ai residenti nelle vicinanze che ben conoscono la realtà del disastro ecologico prodotto dall’egoismo di certi impuniti gestori di discariche -  ex cave – tanto diffuse nella nostra zona e dalla mancanza assoluta di controlli nei decenni passati su quanto veniva sotterrato o sommerso nei laghetti artificiali.

Oggi ha rilevanza quanto dichiarano gli abitanti di Napoli nei riguardi dei loro inquinamenti in atto, ma è solo la mancanza di severi controlli sul nostro territorio che non fa emergere situazioni ben più gravi e ben note ai cittadini! E’ proprio sicura UNINDUSTRIA che il mio parere e quello di qualche altro costituisca una minoranza da compatire?