Archivio di febbraio 2008

Cambiano le norme ma la tassa rifiuti non si abbassa mai !

Treviso, 11/02/2008 – Lettera ai direttori dei quotidiani locali

 

Dal prossimo 13 febbraio entreranno in vigore nuove norme aventi in teoria la capacità di ridurre l’importo della tassa rifiuti, ma ancora niente si muove all’orizzonte.

Il termine dubitativo non dovrebbe esistere quando una disposizione legislativa riguarda il comportamento di una pubblica amministrazione o di una municipalizzata o di un consorzio di comuni che raccoglie e smaltisce rifiuti. Ricordo che da decenni tali organizzazioni hanno la privativa, cioè la esclusiva con tassa a carico degli utenti, solamente per i rifiuti delle famiglie destinati allo smaltimento (e non al recupero) e solo per i rifiuti urbani da portare in discarica hanno l’obbligo di provvedere alla gestione in un ambito esclusivamente provinciale.

Le nuove norme del Codice dell’ambiente evidenziano come principio inderogabile, quasi costituzionale, ciò che si sapeva già e cioè che prima si fa di tutto per recuperare e da ultimo quel che resta si porta in discarica. Se avessi capacità decisionali cercherei di aprire il mercato del recupero a più ditte possibili, in concorrenza tra loro, facendo loro gestire piazzole ecologiche o contenitori propri dove i cittadini possano consegnare i loro rifiuti seguendo regole di buon recupero e soprattuto senza costi. Poi farei capire in modo evidente ai cittadini che la mancata differenziazione ha un costo diretto, visibile rendendo obbligatorio l’uso di sacchetti griffati prepagati per il presunto rifiuto secco non riciclabile : più ne riempi, più spendi mentre se sei oculato nel recupero risparmi. Si supera così l’imbarazzo di dover gestire la miriade di contenitori del porta a porta nei centri urbani a maggior densità di popolazione.

Potrebbero essere inoltre concentrati i punti di raccolta costituiti da più estetici ampi contenitori anche seminterrati che comportano minori costi di carico, minori spese amministrative di gestione dei singoli utenti e maggior controllo della provenienza dei rifiuti stessi evitando immissioni forestiere.

Sono metodi già collaudati con soddisfazione presso altre comunità e senza controindicazioni. Le municipalizzate o i consorzi avrebbero meno rifiuti da gestire, meno costi da imputare, meno discariche da riempire.

Per le utenze non domestiche i nuovi limiti massimi fissati dall’art. 195 del D.Lgs. 152/2006 potrebbero essere ulteriormente ridotti da deliberazioni comunali dei criteri di assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani; anche in questo caso meno rifiuti si raccolgono per lo smaltimento, meno discariche si riempiono e le aziende sono incentivate a cercare il circuito del recupero anziché pagare oneri maggiori per discariche speciali fuori provincia.

E’ prevista anche una riduzione di superficie da tassare : non potranno essere conteggiate le aree produttive compresi i magazzini di materie prime e prodotti finiti ma solo uffici mense, locali al servizio dei lavoratori o di uso pubblico (prima c’era un limite di 250 mq più facile da gestire) e per le attività commerciali superfici di vendita minori di 500mq (ridotte a 300mq nei comuni con meno di 10 mila abitanti).

Non si applicherà la tariffa alle superfici che generano rifiuti di imballaggio consegnati a terzi autorizzati e su altri rifiuti quali carta, toner ecc si applicherà una riduzione proporzionale. Entro un anno comunque si dovrà applicare una tariffazione per quantità conferite anziché per superficie occupata in omaggio al principio : CHI INQUINA PAGA.

Non ci sarà più la scusa che le tasse vengono decise altrove, e soprattutto ogni comune o consorzio sarà in concorrenza con gli altri suoi pari per meglio meritare la fiducia dei propri concittadini. Niente di male se a qualcuno verrà in mente di farne anche un impegno preelettorale!.