Archivio di aprile 2008
Inceneritore a Treviso : candidatura per l’area De Longhi?
Sarà un caso ma subito dopo ogni elezione amministrativa, a Treviso, sono stati assunti provvedimenti importanti per la qualità della vita dei cittadini senza preventiva discussione e con contrarietà ad ascoltare tutte le successive istanze originate dai raggruppamenti spontanei dei cittadini stessi.
La domanda d’obbligo in questa vigilia di elezioni è : quale sarà la prossima sorpresa se verrà riconfermata per la quarta volta la giunta uscente ?
Al secondo mandato è stato di scena il PUT ovvero una rotatoria-assedio del centro storico senza la ricerca di soluzioni a livello di tutto il territorio comunale per dissuadere il traffico di attraversamento; a termini di legge il piano doveva essere rivisto ogni due anni con coinvolgimento degli operatori interessati, ma la sola preoccupazione dell’amministrazione è stata rivolta all’incremento delle entrate sanzionatorie derivanti sempre più dall’esasperazione dei cittadini alla ricerca del parcheggio perduto.
Al terzo mandato si è dato sfogo all’esorbitante numero di oltre 100 ANTENNE PER TELEFONIA installate (con contratti ora in scadenza) negli ambiti più sensibili quali asili, parchi giochi, impianti sportivi, ecc ma con locazioni che diventano introiti cospicui nelle casse comunali che, in realtà, non sono altro che il corrispettivo dei gestori al provocato inquinamento da elettrosmog, mentre per i privati si verificava il contemporaneo deprezzamento dei loro immobili adiacenti.
Ridicoli sono stati i controlli effettuati (una sola volta in 5 anni senza mai rapportare i riscontri con la percentuale di potenza erogata in quel momento dai gestori e quindi senza controllo del massimo di inquinamento possibile e mai effettuati nei punti individuati già nel calcolo teorico come penalizzati).
Dopo il prossimo 13-14 aprile, quale altro intervento tabù sarà riservato a danno dei cittadini ma con possibilità di incrementare le casse comunali?
Basta mettere insieme alcuni interventi, per esempio dell’assessore uscente all’Ecologia CHIOLE, favorevole alla costruzione di un inceneritore a Treviso, che pochi giorni fa ha detto testualmente “non è un argomento pre-elettorale”; oppure le dichiarazioni del pro-sindaco GENTILINI che in caso di disponibilità dell’area avrebbe fatto costruire l’inceneritore a Treviso considerando positivamente i rilevanti introiti alle casse comunali.
Ora, dopo l’incendio e la totale distruzione dei capannoni industriali dell’azienda “De Longhi”, si è resa disponibile un’area di circa 30.000 mq con possibilità di ampliamento verso la ferrovia, con destinazione PRG industriale, potenzialmente idonea all’istallazione di un impianto di produzione di energia elettrica con incenerimento dei rifiuti, trasportabili anche su rotaia.
Già sono state fatte le prove dell’innocuità (così credono gli amministratori) e della mancanza di effetti collaterali alla salute quando si è verificato l’incendio di tutta la produzione, magazzini merci, imballaggi, olio diatermico e quant’altro si trovava all’interno dei capannoni, amianto compreso : praticamente un inceneritore di rifiuti senza filtri. Chi fa catastrofismo è avvertito, tanto gli esiti sulla salute si sapranno con certezza solo tra alcuni anni, mentre le entrate nelle casse comunali saranno sicure subito e proporzionali ai rifiuti conferiti per cui non sarà nemmeno utile insistere sulla raccolta differenziata!
E’ possibile avere risposte sincere e certe sul futuro progetto di un inceneritore a Treviso di iniziativa privata (sia Unindustria o altro)?
Si sa che chi promuove tali progetti, finanziati tra l’altro con cospicui pubblici incentivi, cerca sempre il consenso di una amministrazione “amica” ed in questo caso otterrebbe anche l’approvazione delle amministrazioni dei comuni contermini, virtuosi e “ricicloni” ma con senso di giustizia che fa indicare più adatto il luogo di costruzione di un impianto insalubre dove minore è l’impegno nel recupero dei rifiuti stessi; e questo è proprio il caso del capoluogo.
ENERGIA- INCENERITORI E INQUINAMENTO DELL’ARIA
Prevarrà, come sempre l’atteggiamento di superiorità contro chi non sostiene gli inceneritori di rifiuti perché uccide il progresso e condanna le aziende alla carenza energetica?.
A mio parere è fondamentale invece richiamare tutte le amministrazioni (Regione Provincia e Comune) alla necessità di programmare preliminarmente, con l’apporto indispensabile di tre attori – gli operatori economici, i rappresentanti politici ed i cittadini – un progetto di portabilità sostenibile dove successivamente inserire gli impianti industriali compatibili con un ambiente come il nostro, pienamente urbanizzato e meteorologicamente sfavorito.
Se si vuol far credere che il problema è l’ENERGIA, proviamo a ragionarci a 360 gradi, escludendo la comoda tassazione imposta, non secondaria ai fini delle scelte degli utilizzatori e del libero mercato (vedasi quanto avviene nelle bollette del gas casalingo dove il costo del combustibile viene raddoppiato con l’introduzione delle accise e delle addizionali locali e più queste aumentano più ci guadagna lo stato che ci mette sopra l’IVA sia sul consumo che sulla tassa; una specie di pizzo completamente slegato dall’incentivo a non inquinare).
Esiste una realtà di autosufficienza energetica regionale? Il presidente Galan lo sosteneva tempo fa nella stampa; perché non approfondire questi dati anche con una giusta prospettiva che tranquillizzi le aziende in futuro?
Se dovesse servire maggior energia, converrebbe valutare, ai fini della sostenibilità, in via prioritaria, se c’è spazio per ulteriore sfruttamento dell’energia idroelettrica e solare come massima energia rinnovabile e “pulita”.
In via secondaria andrebbero considerati impianti centralizzati di energia elettrica localizzati a scala regionale in zone poco abitate e alimentati da materie prime con meno rilascio di inquinanti quali il gas naturale e quindi con fornitura tramite gasdotti o rigassificatori per diversificare i fornitori.
Andrebbe escluso l’utilizzo di combustibili “sporchi” quali il carbone, le biomasse legnose, ed infine da ultimo in una scala negativa i rifiuti urbani ed industriali: (a parità di energia fornita il legno immitte polveri mille volte superiori al gas e 100 volte superiori al gasolio).
L’inquinamento industriale mediamente produce un terzo delle polveri sottili che respiriamo, ma non è il caso di fidarsi di un valore medio perché è necessario conoscere il fenomeno con più aderenza possibile alla realtà; non basta avere una sola centralina, che a volte si ferma, nella tranquilla Via Lanceri Novara. Non basta dimostrare di conoscere dove stà il problema vietando l’uso della legna da ardere e delle biomasse per impianti superiori a 35 kw con obbligo di convertire il combustibile a gas o gpl (Comune TV ordinanza 22/2/2005 prot. 13209 per il contenimento dell’inquinamento atmosferico da Pm10) senza poi intervenire con coerenza nell’intero comparto provinciale del mobile o peggio sostenendo l’utilità di un inceneritore di rifiuti.
La vista da satellite delle concentrazioni in europa delle polveri sottili non è uniforme; ci sono delle zone rosse con aria pessima e, guarda caso, sono proprio a casa nostra nella pianura padano-veneta; è chiaro quindi che un inceneritore, posto in una zona con condizioni meteorologiche diverse o non compromessa da altre fonti di inquinamento, fa meno danni alla salute che a casa nostra; da dati riscontrabili nel Piano regionale di tutela dell’aria si ricava che per l’intera città di Padova da tutte le moto, auto, furgoni, articolati, bus e pullman vengono emesse polveri di particolato in un anno per 37 tonnellate mentre dai due impianti di Silea e Mogliano è concesso un massimo di emissioni pari a 58 tonnellate; i dati sono confrontabili perché entrambi per eccesso, essendo il dato di Padova riferito a veicoli EURO III ed i dati degli inceneritori alle polveri totali; non occorre certo commentare le iniziative di riduzione del traffico in presenza di progetti così inquinanti; quando accenderemo gli inceneritori, restando tutti a casa e senza rifornimenti di merci, avremo il doppio di polveri sottili nell’aria!
I residui di incenerimento abbisognano inoltre di altre discariche ben più degne di attenzione perché dovranno ospitare i residui pericolosi della combustione; il proposito di Unindustria, esposto nella relazione di impatto ambientale, di riesumare le vecchie discariche per bruciare quello che c’è dentro e recuperare spazio dove mettere i residui degli inceneritori, non farà certo piacere ai residenti nelle vicinanze di questi nuovi impianti nè delle vecchie discariche, come quelle di S.Bona, che a distanza di 30 e più anni ancora esalano metano dalle ex cave di ghiaia riempite senza tanti controlli sia da pubbliche amministrazioni che da attività produttive private.
E non necessita grande fantasia immaginare il disagio, gli odori, l’inquinamento e la movimentazione che ne conseguirà a danno di tanta parte della nostra popolazione
TASSA RIFIUTI E GESTIONE DELLA PRIVATIVA COMUNALE
Non c’è altra tipologia di tassa, come quella sui rifiuti, che si caratterizza fortemente per la differenziazione tra comune e comune a seconda della capacità di gestione dei propri amministratori; pur in vigore dal 13 febbraio scorso le norme che permettono ai comuni di regolamentare con più equità l’importo della tassa rifiuti, non sono ancora state prese in considerazione dall’amministrazione trevigiana.
Da decenni le municipalizzate, come TREVISOSERVIZI, che raccolgono e smaltiscono rifiuti godono della privativa, cioè della esclusiva con tassa a carico degli utenti, solamente per i rifiuti delle famiglie destinati allo smaltimento (e non al recupero) e solo per questi rifiuti urbani da portare in discarica vige l’obbligo di provvedere allo smaltimento in un ambito esclusivamente provinciale.
Le nuove norme del Codice dell’ambiente evidenziano come principio inderogabile, quasi costituzionale, ciò che si sapeva già e cioè che prima si fa di tutto per recuperare e da ultimo quel che resta si porta in discarica.
Non essendoci esclusiva per il recupero l’amministrazione comunale ha tutto l’interesse (ed i cittadini ringraziano) se viene aperto il più possibile alla concorrenza il mercato del recupero diretto a tutte le ditte autorizzate, che poi sono anche le stesse che operano in subappalto della municipalizzata con tutti gli oneri conseguenti al doppio passaggio e alla mancata trasparenza concorrenziale.
Va data a queste ditte la possibilità di gestire più piazzole ecologiche (ogni comune contermine ne ha una e quindi in proporzione agli abitanti il capoluogo dovrebbe averne già una decina invece è fermo ad un solo centro, tra l’altro scomodo e poco conosciuto, a dimostrazione del poco interesse al recupero).
In questi centri od in appositi contenitori i cittadini dovrebbero poter consegnare i loro rifiuti seguendo regole di buon recupero e soprattuto senza costi.
Bisogna poi evidenziare ai cittadini che la mancata differenziazione ha un costo diretto (come avviene negli altri comuni per il secco non riciclabile), ma anziché avventurarsi in un sistema porta a porta poco funzionale per i centri urbani più densamente popolati, basta applicare il principio del pagamento a quantità rendendo obbligatorio l’uso di sacchetti griffati prepagati per il presunto rifiuto secco non riciclabile : più ne riempi, più spendi mentre se sei oculato nel recupero risparmi.
Potrebbero essere inoltre concentrati i punti di raccolta costituiti da più estetici ampi contenitori anche seminterrati che comportano minori costi di carico, minori spese amministrative di gestione dei singoli utenti e maggior controllo della provenienza dei rifiuti stessi evitando immissioni forestiere.
Sono metodi già collaudati con soddisfazione presso altre comunità e senza controindicazioni. Le municipalizzate come Trevisoservizi avrebbero meno rifiuti da gestire, meno costi da imputare, meno discariche da riempire.
Le nuove disposizioni consentono inoltre ai comuni di ulteriormente ridurre, alle utenze non domestiche, con semplice deliberazione comunale, i criteri di assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani; anche in questo caso meno rifiuti si raccolgono per lo smaltimento, meno discariche si riempiono e le aziende sono incentivate a cercare il circuito del recupero anziché pagare oneri maggiori per discariche speciali fuori provincia.
Va anche applicata la riduzione di superficie da tassare : non potranno essere conteggiate le aree produttive compresi i magazzini di materie prime e prodotti finiti ma solo uffici mense, locali al servizio dei lavoratori o di uso pubblico e per le attività commerciali superfici di vendita superiori a 500mq.
Non si applicherà la tariffa alle superfici che generano rifiuti di imballaggio consegnati a terzi autorizzati (circuito CONAI) e su altri rifiuti quali carta, toner ecc si applicherà una riduzione proporzionale. Fin da subito, o al più tardi entro un anno comunque si dovrà applicare una tariffazione per quantità conferite anziché per superficie occupata in omaggio al principio : CHI INQUINA PAGA.
Non ci sarà più la scusa che le tasse vengono decise altrove, e soprattutto ogni comune o consorzio sarà in concorrenza con gli altri suoi pari per meglio meritare la fiducia dei propri concittadini.