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Incendio De Longhi : Un pericoloso precedente
Treviso, 29/10/2007 – Lettera ai direttori dei quotidiani locali
Postumi dell’incendio DE LONGHI
Gli inceneritori di rifiuti, con tutti i loro filtri, sono considerati industrie insalubri di prima classe; nel caso dell’incendio nell’industria De Longhi tutti i prodotti immagazzinati, gli impianti e le coperture in amianto sono diventati rifiuti bruciati all’aria aperta, senza filtri ed è perciò abbastanza strano che il risultato finale sia stato benevolmente considerato dagli organi preposti alla vigilanza; quasi quasi vien voglia di domandarsi perché quest’ultimi insistono tanto per far mettere ai nuovi inceneritori ciminiere altissime e filtri sempre più severi.
A dire il vero il dirigente locale dei NOE aveva previsto la ricaduta di diossina, ed effettivamente, a denti stretti, a distanza di tempo ARPAV e Amministrazione Comunale hanno ammesso l’esistenza di una modica quantità (vuoi vedere che, come per gli spinelli, qualcuno ha già raddoppiato la dose consentita?).
Mi ricorda tanto la barzelletta della ragazza incinta alle prese con la necessità di confessarlo al burbero genitore, che disse : “Papà sono incinta, … ma poco, poco..”
Ritornando all’inquinamento dell’aria ho cercato i dati dell’ARPAV relativi alle polveri sottili nei giorni successivi all’incendio e poiché derivano da un’unica centralina a Treviso in Via Lanceri Novara, con mia grande sorpresa ho rilevato l’assenza di ogni valore per 6 giorni consecutivi (dal 18 al 23 aprile) il 24 il valore era fuori norma con 57.
Possibile che nessuno sia stato in grado di riparare la centralina o di sostituirla con una mobile (ecco il guaio di averne solo una a disposizione) per aggiungere altri giorni di sforamento dei limiti di legge e siamo già al doppio di quanto consentito nell’arco di tutto l’anno!
Ma se l’effetto dell’incendio è pari a quanto fa un inceneritore, non dobbiamo dimenticare che i residui, scorie o polveri che siano, sono catalogate come rifiuti pericolosi, senza necessità di particolari indagini e se questi residui non sono adeguatamente protetti dalle acque meteoriche creano diluizione dell’inquinamento nelle acque superficiali e sotterranee in zona di risorgive.
Per quanto tempo ancora dovremo rimanere sotto l’incubo derivante dal rischio di inquinamento dei residui tossici della combustione?
Non si dimentichi la catena alimentare che dall’acqua e dalla vegetazione trasmette l’inquinamento agli animali che diventeranno oggetto del nostro cibo; se qualcuno poi troverà pesante la digestione, si ricordi anche delle responsabilità dei pubblici funzionari o dei politici amministratori.
E’ abbastanza comodo nascondersi dietro un limite di legge come fosse un antivirus; bisogna che tutti sappiano che non c’è un limite minimo che garantisca dalle conseguenze di inquinanti cancerogeni e se i limiti sono tanti ognuno per un determinato inquinante (elettrosmog, rumore, amianto) l’oggetto di riferimento, il bersaglio da colpire è sempre e solo uno, cioè ognuno di noi.
Se poi si considera che questi limiti, diversi da paese a paese, determinati da convenzioni frutto di trattative con lobby commerciali, sono considerati applicabili per persone adulte ed in buona salute e soggette ad un solo inquinante per volta, perché non pensare alle conseguenze nei confronti dei soggetti più deboli ed indifesi (anziani, bambini, ammalati)?.