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Autoritarismo fuori luogo dell’Assessore all’ambiente di Treviso
Treviso, 02/03/07 – Lettera ai direttori dei quotidiani locali
Personalmente mi ha impressionato negativamente il comportamento di un amministratore pubblico pro-tempore, nella fattispecie l’Assessore all’Ambiente di Treviso, che, contro la pacifica dimostrazione di timori per la propria salute di cittadini esposti a sempre nuove antenne, invoca la polizia come soggetto deputato alla soluzione del problema.
Di solito si comporta così chi si ritiene danneggiato nel proprio errato concetto di “lesa maestà” oppure ha la “coscienza sporca”.
So che è il sindaco il responsabile della salute pubblica, ma poiché chi tace acconsente, vuol dire che c’è accordo con l’assessore di reparto.
A sessanta giorni dall’inizio anno abbiamo avuto aria scadente e pessima per 43 volte (contro i 35 ammessi in un anno intero) senza che si intravedano ripensamenti sull’inadeguatezza dei rimedi proposti, anzi si pensa già con benevolenza a nuovi impianti di incenerimento dei rifiuti, oltre il crematorio di prossima apertura, senza badare alle ulteriori conseguenze negative sulla salute.
Si è distrutto un patrimonio arboreo lungo le strade che ben tratteneva le polveri sottili sostituendo dal 2000 al 2003 ben 1382 piante ad ampia chioma con altri alberi bonsai che non fanno lo stesso servizio (dati comunali non più aggiornati successivamente) e per le limitazioni del traffico si è pensato solo ai privati e non ai mezzi pubblici e commerciali che inquinano più del doppio di tutte le autovetture circolanti (fonte piano regionale tutela aria); si aspetta l’aiuto della pioggia ma non si interviene altrettanto efficacemente bagnando continuamente le strade e soprattutto non si fa nulla per conoscere il fenomeno in maniera più approfondita con altre centraline localizzate nei punti critici oltre l’oasi di pace dell’unica rilevazione di Via Lanceri Novara.
Per quanto riguarda poi le antenne, prioritariamente c’è il dubbio che si sia effettivamente soddisfatto ad un servizio pubblico che vuol dire possibilità di comunicare in ambienti aperti e non invece un interesse privato dei gestori telefonici a sostituire i telefoni fissi con i più remunerativi cellulari all’interno delle abitazioni.
Quanto alla definizione di antenna privata equiparata ad opera di urbanizzazione pubblica è abbastanza strano che di quest’ultima non siano state intraprese le regole urbanistiche di pianificazione, quali l’esposizione al pubblico dei progetti, la tempistica per le osservazioni e la successiva approvazione consigliare; con questo passaggio avremmo avuto risposte, mai date in merito dall’amministrazione, per esempio in riferimento alla tutela e ai controlli del 30% degli impianti già segnalati dall’ARPAV come fonti di esposizione teorica all’inquinamento tra 3 e 6 V/m e quindi come tali da tenere in adeguata vigilanza dopo l’attivazione e ancora perché sono state accettate antenne con potenza massima di 900W quando il limite dell’ approvazione comunale è posto a 150W e si è dato credito alle autodichiarazioni dei gestori anziché porre limiti precauzionali in presenza di impianti a gestione informatizzata privata non controllabile.
Non credo che la polizia voglia o sia tenuta a dare risposte a queste richieste di cittadini preoccupati della loro salute e di quella delle future generazioni.
All’amministrazione comunale il Guinness dei primati sull’elettrosmog
Treviso, 27/10/2005 – Lettera ai direttori dei quotidiani locali
Mentre il ministro delle comunicazioni nell’ultimo decreto che estende l’utilizzo di Internet senza fili, scrive “visto l’esito delle audizioni con le associazioni degli utenti”, l’amministrazione comunale di Treviso rifiuta qualsiasi contatto con organizzazioni ambientali riconosciute dallo stato e denuncia gli organizzatori dei comitati contro l’inquinamento da elettrosmog per “procurato allarme” e per “abuso della credulità popolare”.
Per questo fine sta spendendo energie e soldi pubblici con avvocati impegnati a tempo pieno perchè punta di passare alla storia entrando nel Guinness dei primati per ORIGINALITA’ e FANTASIA nell’amministrazione della cosa pubblica.
A questo punto, per partigianeria, anch’io darò il mio modesto contributo perché vengano aggiunte quante più persone possibili alla lista dei colpevoli dei due reati.
Per il PROCURATO ALLARME mi viene subito in mente l’assicuratore della mia casa che sulla polizza di danni ha espresso delle clausole speciali che indicano : “l’Assicurazione non è comunque operante per danni di qualunque natura derivanti da amianto o da campi elettromagnetici”; per procurato allarme sui controlli dell’Arpav citerei il giudice Libero Mazza, coordinatore del tribunale di Conegliano, che quando il Comune gli ha installato un’antenna sopra il proprio luogo di lavoro ha preteso le misurazione di un tecnico libero professionista di sua fiducia .
La lista potrebbe proseguire con il ministro dell’ambiente che ha promosso un programma pluriennale di ricerca epidemiologica e di cancerogenesi sperimentale al fine di approfondire i rischi connessi all’esposizione a campi elettromagnetici, mentre i parlamentari si sono permessi di emanare delle norme “per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana”; aggiungerei poi i consiglieri comunali che hanno approvato un regolamento dal titolo “prime regole per la tutela igienico sanitaria della popolazione” ed i consiglieri della circoscrizione Nord, all’unanimità, che all’epoca della mia presidenza, hanno proposto soluzioni urbanistiche che tenessero conto del rispetto dei siti sensibili consentendo nel contempo la proposizione di osservazioni dei cittadini con obbligo di considerazione e riscontro, la condivisione degli impianti per ridurne il numero e la destinazione totale dei proventi per il monitoraggio dei punti più a rischio; non può essere trascurato nella lista il difensore civico regionale che ha richiamato l’amministrazione comunale al rispetto degli adempimenti legislativi regionali relativi ai siti sensibili.
In quanto all’ABUSO DELLA CREDULITA’ POPOLARE vanno menzionati tutti coloro che in qualche modo hanno fatto credere ai cittadini di trovarsi in uno stato di diritto mentre la realtà si è dimostrata più vicina al “Far West”; come non pensare al soprintendente ai monumenti che ha dichiarato illegittima l’autorizzazione dell’antenna di Via Ghirlanda ricevendo una risposta sprezzante dal vicesindaco che ne ha poi impedito di fatto lo spostamento;
anche l’Arpav pensava bastasse scrivere nel dispositivo di esame dei campi elettromagnetici che ogniqualvolta si superavano i 3 V/m teorici bisogna far monitorare sul posto la situazione reale, il che non è successo pur con cinque centraline di proprietà dell’amministrazione; e che dire dei gestori telefonici che si sono ben guardati dal dichiarare a quale percentuale della massima potenza si trovano gli impianti oggetto di misurazione, installando antenne di potenza massima enormemente superiore a quella prevista nell’utilizzo autorizzato.
Se infine mancassero ancora dei nomi per raggiungere il primato nell’abuso della credulità popolare, io ci mettere anche l’intera giunta dove pare che gli assessori abbiano fatto a gara per avere ciascuno un’antenna nel proprio giardino secondo il detto che sotto l’ombrello non piove, a meno che non arrivi di stravento dall’antenna dell’altro gestore; sicuramente una medaglia al merito si sono guadagnati l’Assessore Chiole ed il Responsabile Ambiente Pierobon perché garantiscono che c’è stata aspra battaglia tra i gestori che volevano installare poche antenne e loro che invece ne volevano tantissime (anche 1000); questi ultimi sono anche recidivi, se così si può dire, nel reato di abuso della credulità popolare perchè se, per il futuro, pretendono di garantire un rispetto dei limiti statali sull’elettrosmog, per il presente dimostrano un atteggiamento fatalista e parolaio di fronte ai ripetuti sforamenti da polveri sottili, queste sì già con pericolosità garantita a livello comunitario per la salute soprattutto dei più deboli, anziani e bambini in particolare. Certamente si poteva intervenire per esempio dando un seguito alla delibera provinciale che limitava la quantità di polveri emesse dagli impianti produttivi, si poteva progettare una nuova circonvallazione Nord da inserire nel PRG e, nel periodo transitorio, escludere il traffico pesante al di sotto della Postumia, per inadeguatezza delle strade di penetrazione in città e per scadimento della qualità della vita dei residenti; il PUT, approvato già vecchio nei dati di partenza, non è stato esteso a tutto il territorio comunale né ha avuto le previste revisioni biennali con l’apporto dei cittadini e delle loro categorie, come previsto dalle leggi.
Le polveri sottili sono un’anticipazione di ciò che succederà quando si sapranno gli esiti degli studi in corso sull’elettrosmog e sono la concreta dimostrazione che quando le analisi si fanno veramente l’inquinamento si trova!
Ing. Lucio Zaninotto (Presidente Coordinamento comitati contro l’elettrosmog di Treviso)
Antenne selvagge : chi ci protegge ?
Treviso, 08/09/2000 – Lettera ai direttori dei quotidiani locali
C’è in atto una emergenza da ELETTROSMOG; il ministro dell’ambiente promuoverà, “un programma pluriennale di ricerca epidemiologica e di cancerogenesi sperimentale al fine di approfondire i rischi connessi all’esposizione a campi elettromagnetici a bassissima frequenza e radiofrequenza”, semprechè la legge ora parzialmente approvata da un ramo del parlamento venga resa definitiva prima dello scioglimento delle camere.
Sembra di vedere una scena già ripetuta più volte, di chi chiude la porta della stalla quando i buoi sono già scappati !
Vi ricordate i cavatori che avevano sempre pronti lotti di terreno da scavare e, in mancanza di programmazione, procedevano alla rovina dell’ambiente al punto che basta alzarci in volo per scoprire un territorio lunare, fatto di buche irregolari, mai bonificate, profondità di scavo sottofalda e relativi laghetti che cambiano il microclima, ecc.; una giungla dove il solo proprietario della cava ricavava un vantaggio economico, mentre il vicino si vedeva depauperare il proprio terreno per l’abbassamento delle falde, e la viabilità circostante era devastata dai pesanti carichi che andavano a rifornire di ghiaia anche le nazioni confinanti, che così salvaguardavano di più il loro territorio.
Non molto tempo dopo gli stessi cavatori o altri nuovi affaristi si sono cimentati nelle discariche; anche qui in mancanza della programmazione, ogni buca era buona per proporre una discarica, vere bombe ecologiche, o pattumiere nazionali come avviene per i rifiuti di amianto ( con 80% proveniente da fuori regione); anche qui ci guadagna moltissimo il proprietario dell’area condiscendente che vede il valore moltiplicarsi per decine di volte, mentre viceversa i confinanti vedono ridursi i valori dei loro beni almeno della metà, senza alcun indennizzo e senza contare il disagio di chi deve convivere con le esalazioni maleodoranti.
Anche nel caso ANTENNE c’è chi ci guadagna con l’affitto dell’installazione sul proprio immobile, e pensa bene di scaricare le radiazioni verso gli altri fabbricati circostanti compreso il deprezzamento indotto dall’esistenza dell’antenna vicina; l’aggravante in questo caso consiste nel fatto che ogni gestore vuole raggiungere tutti i potenziali utenti senza aver bisogno delle antenne di altri concorrenti, e così, in mancanza di programmazione si avrà la moltiplicazione delle installazioni, con conseguenze sulla salute, ancorchè in parte sconosciute, ma cautelativamente e facilmente prevedibili.
Che cosa doveva fare il Comune in attesa dei legislatori nazionali?
Non di certo introdurre nel regolamento possibilità per i gestori di telefonia di ampliare i valori di campo previsti dal DM 381/98 (punto 2.3 b) “per inevitabili e dimostrate ragioni tecniche”; la tecnica consente di andare ben sotto i limiti nazionali, come lo dimostrano le scelte legislative di altre nazioni quali Svizzera, Spagna, Giappone, è niente altro che una questione economica; i gestori ingrassano i loro bilanci con i minoro costi delle installazioni, a danno della salute della popolazione (gli esempi precedenti si ripetono); mentre è chiaro che non si vuole arretrare nella fornitura di servizi multimediali a forte espansione, non per questo si deve rinunciare al principio di PROGRAMMAZIONE e SALVAGUARDIA del territorio che deve essere IMPOSTO AI GESTORI e non viceversa (punto 4.1 del regolamento); solo con la trasparenza degli obiettivi finalizzati al minor impatto ambientale derivanti da una seria conoscenza della condizione attuale e delle condizioni di intervento programmato si potrà tranquillizzare la popolazione, giustamente preoccupata di affidare la propria salute ad amministratori visti un pò come “dilettanti allo sbaraglio!”
Mentre tutte le pratiche urbanistiche prevedono il parere dell’ASL, nel regolamento comunale per l’installazione delle antenne che si vuol approvare prossimamente in Consiglio Comunale, l’assessore CHIOLE ha riservato al proprio settore ambiente questa verifica, escludendo l’Azienda Sanitaria Locale; come si concilia questo esclusione con le finalità descritte al capo 1 “per la salvaguardia e la promozione della salute umana”; forse che il settore Ambiente ha modificato le proprie competenze?