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All’amministrazione comunale il Guinness dei primati sull’elettrosmog

Treviso, 27/10/2005 – Lettera ai direttori dei quotidiani locali

 

Mentre il ministro delle comunicazioni nell’ultimo decreto che estende l’utilizzo di Internet senza fili, scrive “visto l’esito delle audizioni con le associazioni degli utenti”, l’amministrazione comunale di Treviso rifiuta qualsiasi contatto con organizzazioni ambientali riconosciute dallo stato e denuncia gli organizzatori dei comitati contro l’inquinamento da elettrosmog per “procurato allarme” e per “abuso della credulità popolare”.

Per questo fine sta spendendo energie e soldi pubblici con avvocati impegnati a tempo pieno perchè punta di passare alla storia entrando nel Guinness dei primati per ORIGINALITA’ e FANTASIA nell’amministrazione della cosa pubblica.

A questo punto, per partigianeria, anch’io darò il mio modesto contributo perché vengano aggiunte quante più persone possibili alla lista dei colpevoli dei due reati.

Per il PROCURATO ALLARME mi viene subito in mente l’assicuratore della mia casa che sulla polizza di danni ha espresso delle clausole speciali che indicano : “l’Assicurazione non è comunque operante per danni di qualunque natura derivanti da amianto o da campi elettromagnetici”; per procurato allarme sui controlli dell’Arpav citerei il giudice Libero Mazza, coordinatore del tribunale di Conegliano, che quando il Comune gli ha installato un’antenna sopra il proprio luogo di lavoro ha preteso le misurazione di un tecnico libero professionista di sua fiducia .

La lista potrebbe proseguire con il ministro dell’ambiente che ha promosso un programma pluriennale di ricerca epidemiologica e di cancerogenesi sperimentale al fine di approfondire i rischi connessi all’esposizione a campi elettromagnetici, mentre i parlamentari si sono permessi di emanare delle norme “per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana”; aggiungerei poi i consiglieri comunali che hanno approvato un regolamento dal titolo “prime regole per la tutela igienico sanitaria della popolazione” ed i consiglieri della circoscrizione Nord, all’unanimità, che all’epoca della mia presidenza, hanno proposto soluzioni urbanistiche che tenessero conto del rispetto dei siti sensibili consentendo nel contempo la proposizione di osservazioni dei cittadini con obbligo di considerazione e riscontro, la condivisione degli impianti per ridurne il numero e la destinazione totale dei proventi per il monitoraggio dei punti più a rischio; non può essere trascurato nella lista il difensore civico regionale che ha richiamato l’amministrazione comunale al rispetto degli adempimenti legislativi regionali relativi ai siti sensibili.

In quanto all’ABUSO DELLA CREDULITA’ POPOLARE vanno menzionati tutti coloro che in qualche modo hanno fatto credere ai cittadini di trovarsi in uno stato di diritto mentre la realtà si è dimostrata più vicina al “Far West”; come non pensare al soprintendente ai monumenti che ha dichiarato illegittima l’autorizzazione dell’antenna di Via Ghirlanda ricevendo una risposta sprezzante dal vicesindaco che ne ha poi impedito di fatto lo spostamento;

anche l’Arpav pensava bastasse scrivere nel dispositivo di esame dei campi elettromagnetici che ogniqualvolta si superavano i 3 V/m teorici bisogna far monitorare sul posto la situazione reale, il che non è successo pur con cinque centraline di proprietà dell’amministrazione; e che dire dei gestori telefonici che si sono ben guardati dal dichiarare a quale percentuale della massima potenza si trovano gli impianti oggetto di misurazione, installando antenne di potenza massima enormemente superiore a quella prevista nell’utilizzo autorizzato.

Se infine mancassero ancora dei nomi per raggiungere il primato nell’abuso della credulità popolare, io ci mettere anche l’intera giunta dove pare che gli assessori abbiano fatto a gara per avere ciascuno un’antenna nel proprio giardino secondo il detto che sotto l’ombrello non piove, a meno che non arrivi di stravento dall’antenna dell’altro gestore; sicuramente una medaglia al merito si sono guadagnati l’Assessore Chiole ed il Responsabile Ambiente Pierobon perché garantiscono che c’è stata aspra battaglia tra i gestori che volevano installare poche antenne e loro che invece ne volevano tantissime (anche 1000); questi ultimi sono anche recidivi, se così si può dire, nel reato di abuso della credulità popolare perchè se, per il futuro, pretendono di garantire un rispetto dei limiti statali sull’elettrosmog, per il presente dimostrano un atteggiamento fatalista e parolaio di fronte ai ripetuti sforamenti da polveri sottili, queste sì già con pericolosità garantita a livello comunitario per la salute soprattutto dei più deboli, anziani e bambini in particolare. Certamente si poteva intervenire per esempio dando un seguito alla delibera provinciale che limitava la quantità di polveri emesse dagli impianti produttivi, si poteva progettare una nuova circonvallazione Nord da inserire nel PRG e, nel periodo transitorio, escludere il traffico pesante al di sotto della Postumia, per inadeguatezza delle strade di penetrazione in città e per  scadimento della qualità della vita dei residenti; il PUT, approvato già vecchio nei dati di partenza, non è stato esteso a tutto il territorio comunale né ha avuto le previste revisioni biennali con l’apporto dei cittadini e delle loro categorie, come previsto dalle leggi.

Le polveri sottili sono un’anticipazione di ciò che succederà quando si sapranno gli esiti degli studi in corso sull’elettrosmog e sono la concreta dimostrazione che quando le analisi si fanno veramente l’inquinamento si trova!

 

Ing. Lucio Zaninotto (Presidente Coordinamento comitati contro l’elettrosmog di Treviso)

Responsabilità comunali nella gestione dei rifiuti

Treviso 23/03/05 – Lettera ai direttori dei quotidiani locali

 

L’amministrazione comunale vuole l’esclusiva nella tassazione dell’asporto rifiuti di imballaggio nei confronti dei commercianti, ma non può non sapere che dal 14 dicembre 2004 un rinnovato accordo tra l’ANCI (associazione nazionale comuni italiani) ed il CONAI (consorzio nazionale imballaggi) oltre a garantire maggiori introiti alle municipalizzate ribadisce anche i diritti delle utenze non domestiche; nell’accordo si legge che “come previsto dalla vigente normativa, è salvaguardato il DIRITTO delle imprese (anche del commercio!) di scegliere tra le diverse modalità di conferimento presenti sul territorio o scegliere di avviare direttamente al riciclaggio i rifiuti con relativa documentazione”.

Più chiaro di così!!

Ma se una ditta vuol scegliere, sia considerando il fattore economico che i risvolti socio-ambientali di una gestione dei rifiuti, deve sapere cosa succede a Treviso; verificando i dati 2003 forniti dell’Arpav si ricava che il rifiuto secco non riciclabile per abitante, indicato in media nella provincia pari a 150 kg/anno, si raddoppia in comune di Treviso (308 kg/anno) che sommano a fine anno ben 25.000 tonnellate consegnate all’impianto di Contarina a Lovadina; nel modello di denuncia presentato alla camera di commercio risulta che questo impianto quasi interamente (97%) ha inviato il CDR alla discarica 2B di Pezzan di Istrana di proprietà della ditta Geonova spa; la penalizzazione tariffaria regionale per i conferimenti in discarica e la tipologia di realizzazione della discarica stessa adatta soprattutto per rifiuti speciali di attività produttive faranno lievitare sempre più i costi di smaltimento.

L’anomalia locale consiste nel risultato di un impianto di trattamento (a maggioranza pubblico che vorrebbe candidarsi a comprendere tutti i comuni della provincia) che produce un combustibile da rifiuto suis generis; basta sapere che le norme UNI 9903 prevedono un CDR con standard di qualità elevata che può essere impiegato liberamente come sostituto di altri combustibili in impianti industriali produttivi (è ad esempio molto ricercato quello prodotto in Piemonte allontanando dai rifiuti urbani le materie plastiche responsabili delle cancerogene diossine e arricchendo il tutto con residui triturati di pneumatici usati); le norme prevedono poi uno standard di qualità normale da impiegarsi in impianti che possono bruciare solo rifiuti; noi abbiamo abbassato ulteriormente la qualità inventando il combustibile da rifiuti cosiddetto “CDR DI MARCA” nel senso che solo a Treviso finisce in discarica.

E con questi presupposti di “EFFICIENZA” si vuol parlare della necessità di un inceneritore?

Tanto per capirci si tratta di un impianto che legalmente consente emissioni in atmosfera di polveri, carbonio organico, acido cloridrico, fluoridrico, biossido di zolfo, ossidi di azoto, cadmio, tallio mercurio, antimonio, arsenico, piombo, cromo, cobalto, manganese nichel, vanadio, diossine e furani e idrocarburi policiclici aromatici sia pur entro valori predefiniti al metrocubo di aria espulsa 24 ore al giorno per almeno 11 mesi all’anno.

Gli impianti già esistenti a Venezia Padova Vicenza e Verona, opportunamente aggiornati nell’impiantistica ove occorra, bastano ed avanzano se lo standard di raccolta differenziata della nostra provincia di Treviso si propagherà in tutto il veneto.

Vorrei ricordare che in passato, nell’ambito delle discariche di amianto le altre provincie non si sono minimamente sentite subalterne al primato di Treviso, pattumiera d’Italia, e ricordo ancora che non c’è alcun impedimento al trasporto fuori provincia dei rifiuti destinati a recupero.

 

 

La privativa ai comuni solo per smaltimento in discarica

Treviso, 08/07/02 – Lettera ai direttori dei quotidiani locali

 

Senza clamore, ma con sicuro effetto dirompente alcune recenti novità legislative modificheranno sostanzialmente le abitudini dei cittadini che vorranno contemporaneamente rispettare l’ambiente e pagare meno tasse per l’asporto rifiuti.

 L’attuazione della direttiva europea sulle discariche ha stretto un cordone protettivo contro l’uso agevolato di questa modalità, tutta italiana, di sbarazzarsi dei rifiuti “misti” che in realtà trasferisce tutti gli inconvenienti alle future generazioni; non sarà più possibile per esempio mantenere il primato provinciale di Treviso quale pattumiera d’Italia per la raccolta e smaltimento dell’amianto nelle nostre discariche per inerti. Ben più importante, per i riflessi economici e di strategia dei vari consorzi comunali, è però un semplice articoletto del collegato ambientale alla finanziaria 2002 che dice in sintesi : i comuni effettuano la gestione dei rifiuti urbani e assimilati in regime di privativa ( e quindi con possibilità di applicare una tassa obbligatoria ) solo per quei rifiuti che non sono soggetti ad attività di recupero. 

Questo vuol dire che RECUPERARE diventerà obiettivo virtuoso perché incentivato ed i rifiuti prodotti dalle famiglie e dalle attività economiche, una volta selezionati potranno essere consegnati sia a soggetti pubblici (municipalizzate o consorzi) che a privati gestori autorizzati, a chi in sostanza farà il servizio a minor prezzo o a nessun prezzo se la qualità del recupero lo consentirà.

 

Chi finora ha svolto l’attività di raccolta (consorzi TV1-TV2-TV3, sostituiti da un unico ambito provinciale nel recente Piano di gestione dei rifiuti urbani), nel recente passato ha speso grandi quantità di denaro, da mettere in conto ai cittadini, per calare dall’alto progetti di mega impianti di discariche, un esempio per tutti quello di Chiarano, che non avevano alcuna possibilità di venir realizzati; ora questi enti pubblici stanno prodigandosi per diventare gestori di impianti di incenerimento dei rifiuti stessi. Con la prospettiva di almeno tre progetti nella nostra provincia, con altri impianti funzionanti nelle provincie vicine, dove troveranno alimento i vari forni che devono rimanere in funzione 24 ore su 24 per almeno 11 mesi all’anno? Diventeremo ancora la PATTUMIERA d’ITALIA ?

In conseguenza della mancata esclusiva, non potranno più garantire l’apporto dei rifiuti più appetibili , con alto potere calorifico, che sono sempre recuperabili anche come materia prima oltre che per produrre energia. Sarà ancora vantaggioso inoltre il conferimento all’inceneritore visto che il residuo del 30% dovrà comunque essere smaltito in discariche ora divenute più care ?

Il mio auspicio è che i piani di progetto degli inceneritori, vengano prontamente rivisti, non solo per la loro pericolosità ambientale, ben nota anche se volutamente sottovalutata, ma soprattutto in base alle nuove prospettive citate perché, una volta constata l’inutilità, non si debbano pagare nel conto della bolletta per servizio asporto rifiuti anche gli importi delle parcelle dei progettisti; se considerati a peso, i loro progetti inutilizzati sarebbero i rifiuti più cari del mondo!.

Un’altra importante modifica al decreto tutela delle acque riguarda la possibilità di smaltire tramite fognatura i rifiuti organici provenienti dagli scarti dell’alimentazione umana “trattati mediante dissipatori che ne riducano la massa in particelle sottili, previa verifica tecnica degli impianti e delle reti da parte dell’ente gestore”.

Paradossalmente chi è più indietro nella raccolta differenziata e nella rete delle fognature può partire ora con il piede giusto e risolvere definitivamente il problema dei problemi, cioè la raccolta del rifiuto umido che per sua natura provoca odori nauseabondi soprattutto nel periodo estivo.

Con questi dispositivi legislativi i cittadini non saranno più costretti a ricorrere a raccolte separate con disagi notevoli; basterà installare un semplice trituratore domestico sotto il lavello ed i rifiuti umidi (in peso corrispondenti al 40% del totale) potranno, con qualche aggiustamento nelle reti di smaltimento o con qualche nuova conduttura, trovare smaltimento diretto “PER SEMPRE” senza l’inconveniente della raccolta in appositi contenitori maleodoranti.

 

Ho sempre sostenuto che la tassa e ora la tariffa di asporto rifiuti, diversa da Comune a Comune, sicuramente caratterizza la buona gestione di una amministrazione; ora le diverse opportunità di azione dei gestori pubblici e privati in concorrenza tra loro per il maggior recupero possibile e la raccolta tramite condotti fognari dei rifiuti dell’alimentazione domestica consentiranno di ampliare le scelte gestionali delle amministrazioni stesse a favore del risparmio nella bolletta dei cittadini e del rispetto dell’ambiente.

 

Antenne selvagge : chi ci protegge ?

 

Treviso, 08/09/2000 – Lettera ai direttori dei quotidiani locali

 

C’è in atto una emergenza da ELETTROSMOG; il ministro dell’ambiente promuoverà, “un programma pluriennale di ricerca epidemiologica e di cancerogenesi sperimentale al fine di approfondire i rischi connessi all’esposizione a campi elettromagnetici a bassissima frequenza e radiofrequenza”, semprechè la legge ora parzialmente approvata da un ramo del parlamento venga resa definitiva prima dello scioglimento delle camere.

Sembra di vedere una scena già ripetuta più volte, di chi chiude la porta della stalla quando i buoi sono già scappati !

Vi ricordate i cavatori che avevano sempre pronti lotti di terreno da scavare e, in mancanza di programmazione, procedevano alla rovina dell’ambiente al punto che basta alzarci in volo per scoprire un territorio lunare, fatto di buche irregolari, mai bonificate, profondità di scavo sottofalda e relativi laghetti che cambiano il microclima, ecc.; una giungla dove il solo proprietario della cava ricavava un vantaggio economico, mentre il vicino si vedeva depauperare il proprio terreno per l’abbassamento delle falde, e la viabilità circostante era devastata dai pesanti carichi che andavano a rifornire di ghiaia anche le nazioni confinanti, che così salvaguardavano di più il loro territorio.

Non molto tempo dopo gli stessi cavatori o altri nuovi affaristi si sono cimentati nelle discariche; anche qui in mancanza della programmazione, ogni buca era buona per proporre una discarica, vere bombe ecologiche, o pattumiere nazionali come avviene per i rifiuti di amianto ( con 80% proveniente da fuori regione); anche qui ci guadagna moltissimo il proprietario dell’area condiscendente che vede il valore moltiplicarsi per decine di volte, mentre viceversa i confinanti vedono ridursi i valori dei loro beni almeno della metà, senza alcun indennizzo e senza contare il disagio di chi deve convivere con le esalazioni maleodoranti.

Anche nel caso ANTENNE c’è chi ci guadagna con l’affitto dell’installazione sul proprio immobile, e pensa bene di scaricare le radiazioni verso gli altri fabbricati circostanti compreso il deprezzamento indotto dall’esistenza dell’antenna vicina; l’aggravante in questo caso consiste nel fatto che ogni gestore vuole raggiungere tutti i potenziali utenti senza aver bisogno delle antenne di altri concorrenti, e così, in mancanza di programmazione si avrà la moltiplicazione delle installazioni, con conseguenze sulla salute, ancorchè in parte sconosciute, ma cautelativamente e facilmente prevedibili.

Che cosa doveva fare il Comune in attesa dei legislatori nazionali?

Non di certo introdurre nel regolamento possibilità per i gestori di telefonia di ampliare i valori di campo previsti dal DM 381/98 (punto 2.3 b) “per inevitabili e dimostrate ragioni tecniche”; la tecnica consente di andare ben sotto i limiti nazionali, come lo dimostrano le scelte legislative di altre nazioni quali Svizzera, Spagna, Giappone, è niente altro che una questione economica; i gestori ingrassano i loro bilanci con i minoro costi delle installazioni, a danno della salute della popolazione (gli esempi precedenti si ripetono); mentre è chiaro che non si vuole arretrare nella fornitura di servizi multimediali a forte espansione, non per questo si deve rinunciare al principio di PROGRAMMAZIONE e SALVAGUARDIA del territorio che deve essere IMPOSTO AI GESTORI e non viceversa (punto 4.1 del regolamento); solo con la trasparenza degli obiettivi finalizzati al minor impatto ambientale derivanti da una seria conoscenza della condizione attuale e delle condizioni di intervento programmato si potrà tranquillizzare la popolazione, giustamente preoccupata di affidare la propria salute ad amministratori visti un pò come “dilettanti allo sbaraglio!”

Mentre tutte le pratiche urbanistiche prevedono il parere dell’ASL, nel regolamento comunale per l’installazione delle antenne che si vuol approvare prossimamente in Consiglio Comunale, l’assessore CHIOLE ha riservato al proprio settore ambiente questa verifica, escludendo l’Azienda Sanitaria Locale; come si concilia questo esclusione con le finalità descritte al capo 1 “per la salvaguardia e la promozione della salute umana”; forse che il settore Ambiente ha modificato le proprie competenze?