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Vardanega riqualifica gli inceneritori Unindustria invece di rivendicare la tassa rifiuti a quantità ed il libero mercato del recupero.
Il Presidente di Unindustria Treviso, Alessandro Vardanega, vuol far credere che, a seguito di una delibera regionale del febbraio scorso, ha rinnovato i progetti degli inceneritori di Silea e Mogliano “per un’ulteriore garanzia di qualità, affidabilità e sicurezza” finalizzata alla conquista della benevolenza degli amministratori locali e della comunità.
Tanta voglia di conquista della fiducia e tanto incenso su una iniziativa regionale mi sembrano privi di fondamento se si legge bene la delibera regionale citata : quello che prima era un modello chiaramente descritto e obbligatorio per il calcolo delle ricadute al suolo degli inquinanti viene sfumato in un non meglio precisato “modello adeguato alla situazione(?)” e quello che prima era “necessario” diventa una “raccomandazione”; termini che in caso di controversie diventano pesanti come macigni.
Se la regione avesse avuto un reale intento di miglioramento qualitativo avrebbe quanto meno introdotto l’obbligo di misurazione delle polveri sottili Pm10 e Pm2,5 che, sembra impossibile, ma con tutti i problemi che creano alla salute e alla qualità della vita con le limitazioni al traffico, non rientrano tra i controlli da effettuare sugli inceneritori che le emettono in quantità industriali (potere delle lobby); diversamente, per gli autoveicoli, esiste l’obbligo del bollino blù con controllo periodico delle emissioni; come sempre la regione si dimostra forte con i deboli e debole con i forti.
C’è un documento agli atti del Comune di Silea che testimonia questa irreale situazione di carenza di controlli; all’allora sindaco Biasin avevo suggerito di chiedere all’ARPA di Bergamo i resoconti delle emissioni di polveri sottili Pm10 dell’inceneritore in funzione a Dalmine e da Unindustria dichiarato gemello degli impianti in progetto a Silea e Mogliano; nella risposta c’è scritto che non sono disponibili perché non sono mai state richieste ai gestori dell’impianto.
Ancora tra i compiti che la regione, spinta dalla normativa comunitaria, si è data con apposita legge sulla Valutazione di impatto ambientale c’è anche quello di “identificare e valutare le possibili alternative al progetto, compresa la sua NON REALIZZAZIONE”.
In passato, ricordo il caso dell’approvazione dell’inceneritore di Montebelluna, le alternative prese in considerazione dalla Commissione si sono limitate alla scelta del luogo migliore tra le sole frazioni della città (scelta ridicola!); nel progetto di Silea, Unindustria prevede il confronto con una sola area sita in comune di Istrana e chissà se gli abitanti interessati sono stati informati e se il sindaco sarà invitato nell’apposita commissione!
La regione non può sottrasi al compito che si è data con una propria legge, di decidere autonomamente come e dove individuare e valutare TUTTE le alternative da considerare in un ambito che non potrà essere che regionale e non più restrittivo.
Quando poi i comuni la smetteranno di tutelare i bilanci dei consorzi o delle municipalizzate facendo pagare i servizi di raccolta rifiuti per quantità e non per presunzione a superficie e liberalizzeranno il recupero affidandolo ad una pluralità di soggetti senza oneri per i cittadini e le industrie, allora anche le quantità conferite diminuiranno e si potrà determinare la situazione di NON realizzazione dell’impianto stesso.
Se fosse sfuggito agli amministratori pubblici ricordo che la legge 152/06 prevede entro un anno da febbraio 2008 che si passi, per le utenze non domestiche, obbligatoriamente al regime a quantità, non si applichi la tariffazione per gli imballaggi consegnati a terzi né per i rifiuti derivanti da aree produttive (magazzini prodotti finiti e materie prime compresi)
Spetta anche ad Unindustria rispettare le leggi vigenti laddove (art.179) è fatto obbligo di procedere prioritariamente al recupero di materia anziché alla produzione di energia (ad esempio il legno potrebbe essere reimpiegato per fare pannelli e carta anziché bruciato)
Mi auguro infine, che prevalga, anziché la logica della conferma aprioristica delle scelte già fatte, la promozione della libertà di mercato con lo sviluppo di una pluralità di ditte recuperatrici contro il monopolio pubblico non sempre efficiente o competitivo a beneficio dei bilanci aziendali e della salute di tutti.
Inceneritore a Treviso : candidatura per l’area De Longhi?
Sarà un caso ma subito dopo ogni elezione amministrativa, a Treviso, sono stati assunti provvedimenti importanti per la qualità della vita dei cittadini senza preventiva discussione e con contrarietà ad ascoltare tutte le successive istanze originate dai raggruppamenti spontanei dei cittadini stessi.
La domanda d’obbligo in questa vigilia di elezioni è : quale sarà la prossima sorpresa se verrà riconfermata per la quarta volta la giunta uscente ?
Al secondo mandato è stato di scena il PUT ovvero una rotatoria-assedio del centro storico senza la ricerca di soluzioni a livello di tutto il territorio comunale per dissuadere il traffico di attraversamento; a termini di legge il piano doveva essere rivisto ogni due anni con coinvolgimento degli operatori interessati, ma la sola preoccupazione dell’amministrazione è stata rivolta all’incremento delle entrate sanzionatorie derivanti sempre più dall’esasperazione dei cittadini alla ricerca del parcheggio perduto.
Al terzo mandato si è dato sfogo all’esorbitante numero di oltre 100 ANTENNE PER TELEFONIA installate (con contratti ora in scadenza) negli ambiti più sensibili quali asili, parchi giochi, impianti sportivi, ecc ma con locazioni che diventano introiti cospicui nelle casse comunali che, in realtà, non sono altro che il corrispettivo dei gestori al provocato inquinamento da elettrosmog, mentre per i privati si verificava il contemporaneo deprezzamento dei loro immobili adiacenti.
Ridicoli sono stati i controlli effettuati (una sola volta in 5 anni senza mai rapportare i riscontri con la percentuale di potenza erogata in quel momento dai gestori e quindi senza controllo del massimo di inquinamento possibile e mai effettuati nei punti individuati già nel calcolo teorico come penalizzati).
Dopo il prossimo 13-14 aprile, quale altro intervento tabù sarà riservato a danno dei cittadini ma con possibilità di incrementare le casse comunali?
Basta mettere insieme alcuni interventi, per esempio dell’assessore uscente all’Ecologia CHIOLE, favorevole alla costruzione di un inceneritore a Treviso, che pochi giorni fa ha detto testualmente “non è un argomento pre-elettorale”; oppure le dichiarazioni del pro-sindaco GENTILINI che in caso di disponibilità dell’area avrebbe fatto costruire l’inceneritore a Treviso considerando positivamente i rilevanti introiti alle casse comunali.
Ora, dopo l’incendio e la totale distruzione dei capannoni industriali dell’azienda “De Longhi”, si è resa disponibile un’area di circa 30.000 mq con possibilità di ampliamento verso la ferrovia, con destinazione PRG industriale, potenzialmente idonea all’istallazione di un impianto di produzione di energia elettrica con incenerimento dei rifiuti, trasportabili anche su rotaia.
Già sono state fatte le prove dell’innocuità (così credono gli amministratori) e della mancanza di effetti collaterali alla salute quando si è verificato l’incendio di tutta la produzione, magazzini merci, imballaggi, olio diatermico e quant’altro si trovava all’interno dei capannoni, amianto compreso : praticamente un inceneritore di rifiuti senza filtri. Chi fa catastrofismo è avvertito, tanto gli esiti sulla salute si sapranno con certezza solo tra alcuni anni, mentre le entrate nelle casse comunali saranno sicure subito e proporzionali ai rifiuti conferiti per cui non sarà nemmeno utile insistere sulla raccolta differenziata!
E’ possibile avere risposte sincere e certe sul futuro progetto di un inceneritore a Treviso di iniziativa privata (sia Unindustria o altro)?
Si sa che chi promuove tali progetti, finanziati tra l’altro con cospicui pubblici incentivi, cerca sempre il consenso di una amministrazione “amica” ed in questo caso otterrebbe anche l’approvazione delle amministrazioni dei comuni contermini, virtuosi e “ricicloni” ma con senso di giustizia che fa indicare più adatto il luogo di costruzione di un impianto insalubre dove minore è l’impegno nel recupero dei rifiuti stessi; e questo è proprio il caso del capoluogo.
ENERGIA- INCENERITORI E INQUINAMENTO DELL’ARIA
Prevarrà, come sempre l’atteggiamento di superiorità contro chi non sostiene gli inceneritori di rifiuti perché uccide il progresso e condanna le aziende alla carenza energetica?.
A mio parere è fondamentale invece richiamare tutte le amministrazioni (Regione Provincia e Comune) alla necessità di programmare preliminarmente, con l’apporto indispensabile di tre attori – gli operatori economici, i rappresentanti politici ed i cittadini – un progetto di portabilità sostenibile dove successivamente inserire gli impianti industriali compatibili con un ambiente come il nostro, pienamente urbanizzato e meteorologicamente sfavorito.
Se si vuol far credere che il problema è l’ENERGIA, proviamo a ragionarci a 360 gradi, escludendo la comoda tassazione imposta, non secondaria ai fini delle scelte degli utilizzatori e del libero mercato (vedasi quanto avviene nelle bollette del gas casalingo dove il costo del combustibile viene raddoppiato con l’introduzione delle accise e delle addizionali locali e più queste aumentano più ci guadagna lo stato che ci mette sopra l’IVA sia sul consumo che sulla tassa; una specie di pizzo completamente slegato dall’incentivo a non inquinare).
Esiste una realtà di autosufficienza energetica regionale? Il presidente Galan lo sosteneva tempo fa nella stampa; perché non approfondire questi dati anche con una giusta prospettiva che tranquillizzi le aziende in futuro?
Se dovesse servire maggior energia, converrebbe valutare, ai fini della sostenibilità, in via prioritaria, se c’è spazio per ulteriore sfruttamento dell’energia idroelettrica e solare come massima energia rinnovabile e “pulita”.
In via secondaria andrebbero considerati impianti centralizzati di energia elettrica localizzati a scala regionale in zone poco abitate e alimentati da materie prime con meno rilascio di inquinanti quali il gas naturale e quindi con fornitura tramite gasdotti o rigassificatori per diversificare i fornitori.
Andrebbe escluso l’utilizzo di combustibili “sporchi” quali il carbone, le biomasse legnose, ed infine da ultimo in una scala negativa i rifiuti urbani ed industriali: (a parità di energia fornita il legno immitte polveri mille volte superiori al gas e 100 volte superiori al gasolio).
L’inquinamento industriale mediamente produce un terzo delle polveri sottili che respiriamo, ma non è il caso di fidarsi di un valore medio perché è necessario conoscere il fenomeno con più aderenza possibile alla realtà; non basta avere una sola centralina, che a volte si ferma, nella tranquilla Via Lanceri Novara. Non basta dimostrare di conoscere dove stà il problema vietando l’uso della legna da ardere e delle biomasse per impianti superiori a 35 kw con obbligo di convertire il combustibile a gas o gpl (Comune TV ordinanza 22/2/2005 prot. 13209 per il contenimento dell’inquinamento atmosferico da Pm10) senza poi intervenire con coerenza nell’intero comparto provinciale del mobile o peggio sostenendo l’utilità di un inceneritore di rifiuti.
La vista da satellite delle concentrazioni in europa delle polveri sottili non è uniforme; ci sono delle zone rosse con aria pessima e, guarda caso, sono proprio a casa nostra nella pianura padano-veneta; è chiaro quindi che un inceneritore, posto in una zona con condizioni meteorologiche diverse o non compromessa da altre fonti di inquinamento, fa meno danni alla salute che a casa nostra; da dati riscontrabili nel Piano regionale di tutela dell’aria si ricava che per l’intera città di Padova da tutte le moto, auto, furgoni, articolati, bus e pullman vengono emesse polveri di particolato in un anno per 37 tonnellate mentre dai due impianti di Silea e Mogliano è concesso un massimo di emissioni pari a 58 tonnellate; i dati sono confrontabili perché entrambi per eccesso, essendo il dato di Padova riferito a veicoli EURO III ed i dati degli inceneritori alle polveri totali; non occorre certo commentare le iniziative di riduzione del traffico in presenza di progetti così inquinanti; quando accenderemo gli inceneritori, restando tutti a casa e senza rifornimenti di merci, avremo il doppio di polveri sottili nell’aria!
I residui di incenerimento abbisognano inoltre di altre discariche ben più degne di attenzione perché dovranno ospitare i residui pericolosi della combustione; il proposito di Unindustria, esposto nella relazione di impatto ambientale, di riesumare le vecchie discariche per bruciare quello che c’è dentro e recuperare spazio dove mettere i residui degli inceneritori, non farà certo piacere ai residenti nelle vicinanze di questi nuovi impianti nè delle vecchie discariche, come quelle di S.Bona, che a distanza di 30 e più anni ancora esalano metano dalle ex cave di ghiaia riempite senza tanti controlli sia da pubbliche amministrazioni che da attività produttive private.
E non necessita grande fantasia immaginare il disagio, gli odori, l’inquinamento e la movimentazione che ne conseguirà a danno di tanta parte della nostra popolazione
TASSA RIFIUTI E GESTIONE DELLA PRIVATIVA COMUNALE
Non c’è altra tipologia di tassa, come quella sui rifiuti, che si caratterizza fortemente per la differenziazione tra comune e comune a seconda della capacità di gestione dei propri amministratori; pur in vigore dal 13 febbraio scorso le norme che permettono ai comuni di regolamentare con più equità l’importo della tassa rifiuti, non sono ancora state prese in considerazione dall’amministrazione trevigiana.
Da decenni le municipalizzate, come TREVISOSERVIZI, che raccolgono e smaltiscono rifiuti godono della privativa, cioè della esclusiva con tassa a carico degli utenti, solamente per i rifiuti delle famiglie destinati allo smaltimento (e non al recupero) e solo per questi rifiuti urbani da portare in discarica vige l’obbligo di provvedere allo smaltimento in un ambito esclusivamente provinciale.
Le nuove norme del Codice dell’ambiente evidenziano come principio inderogabile, quasi costituzionale, ciò che si sapeva già e cioè che prima si fa di tutto per recuperare e da ultimo quel che resta si porta in discarica.
Non essendoci esclusiva per il recupero l’amministrazione comunale ha tutto l’interesse (ed i cittadini ringraziano) se viene aperto il più possibile alla concorrenza il mercato del recupero diretto a tutte le ditte autorizzate, che poi sono anche le stesse che operano in subappalto della municipalizzata con tutti gli oneri conseguenti al doppio passaggio e alla mancata trasparenza concorrenziale.
Va data a queste ditte la possibilità di gestire più piazzole ecologiche (ogni comune contermine ne ha una e quindi in proporzione agli abitanti il capoluogo dovrebbe averne già una decina invece è fermo ad un solo centro, tra l’altro scomodo e poco conosciuto, a dimostrazione del poco interesse al recupero).
In questi centri od in appositi contenitori i cittadini dovrebbero poter consegnare i loro rifiuti seguendo regole di buon recupero e soprattuto senza costi.
Bisogna poi evidenziare ai cittadini che la mancata differenziazione ha un costo diretto (come avviene negli altri comuni per il secco non riciclabile), ma anziché avventurarsi in un sistema porta a porta poco funzionale per i centri urbani più densamente popolati, basta applicare il principio del pagamento a quantità rendendo obbligatorio l’uso di sacchetti griffati prepagati per il presunto rifiuto secco non riciclabile : più ne riempi, più spendi mentre se sei oculato nel recupero risparmi.
Potrebbero essere inoltre concentrati i punti di raccolta costituiti da più estetici ampi contenitori anche seminterrati che comportano minori costi di carico, minori spese amministrative di gestione dei singoli utenti e maggior controllo della provenienza dei rifiuti stessi evitando immissioni forestiere.
Sono metodi già collaudati con soddisfazione presso altre comunità e senza controindicazioni. Le municipalizzate come Trevisoservizi avrebbero meno rifiuti da gestire, meno costi da imputare, meno discariche da riempire.
Le nuove disposizioni consentono inoltre ai comuni di ulteriormente ridurre, alle utenze non domestiche, con semplice deliberazione comunale, i criteri di assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani; anche in questo caso meno rifiuti si raccolgono per lo smaltimento, meno discariche si riempiono e le aziende sono incentivate a cercare il circuito del recupero anziché pagare oneri maggiori per discariche speciali fuori provincia.
Va anche applicata la riduzione di superficie da tassare : non potranno essere conteggiate le aree produttive compresi i magazzini di materie prime e prodotti finiti ma solo uffici mense, locali al servizio dei lavoratori o di uso pubblico e per le attività commerciali superfici di vendita superiori a 500mq.
Non si applicherà la tariffa alle superfici che generano rifiuti di imballaggio consegnati a terzi autorizzati (circuito CONAI) e su altri rifiuti quali carta, toner ecc si applicherà una riduzione proporzionale. Fin da subito, o al più tardi entro un anno comunque si dovrà applicare una tariffazione per quantità conferite anziché per superficie occupata in omaggio al principio : CHI INQUINA PAGA.
Non ci sarà più la scusa che le tasse vengono decise altrove, e soprattutto ogni comune o consorzio sarà in concorrenza con gli altri suoi pari per meglio meritare la fiducia dei propri concittadini.
Cambiano le norme ma la tassa rifiuti non si abbassa mai !
Treviso, 11/02/2008 – Lettera ai direttori dei quotidiani locali
Dal prossimo 13 febbraio entreranno in vigore nuove norme aventi in teoria la capacità di ridurre l’importo della tassa rifiuti, ma ancora niente si muove all’orizzonte.
Il termine dubitativo non dovrebbe esistere quando una disposizione legislativa riguarda il comportamento di una pubblica amministrazione o di una municipalizzata o di un consorzio di comuni che raccoglie e smaltisce rifiuti. Ricordo che da decenni tali organizzazioni hanno la privativa, cioè la esclusiva con tassa a carico degli utenti, solamente per i rifiuti delle famiglie destinati allo smaltimento (e non al recupero) e solo per i rifiuti urbani da portare in discarica hanno l’obbligo di provvedere alla gestione in un ambito esclusivamente provinciale.
Le nuove norme del Codice dell’ambiente evidenziano come principio inderogabile, quasi costituzionale, ciò che si sapeva già e cioè che prima si fa di tutto per recuperare e da ultimo quel che resta si porta in discarica. Se avessi capacità decisionali cercherei di aprire il mercato del recupero a più ditte possibili, in concorrenza tra loro, facendo loro gestire piazzole ecologiche o contenitori propri dove i cittadini possano consegnare i loro rifiuti seguendo regole di buon recupero e soprattuto senza costi. Poi farei capire in modo evidente ai cittadini che la mancata differenziazione ha un costo diretto, visibile rendendo obbligatorio l’uso di sacchetti griffati prepagati per il presunto rifiuto secco non riciclabile : più ne riempi, più spendi mentre se sei oculato nel recupero risparmi. Si supera così l’imbarazzo di dover gestire la miriade di contenitori del porta a porta nei centri urbani a maggior densità di popolazione.
Potrebbero essere inoltre concentrati i punti di raccolta costituiti da più estetici ampi contenitori anche seminterrati che comportano minori costi di carico, minori spese amministrative di gestione dei singoli utenti e maggior controllo della provenienza dei rifiuti stessi evitando immissioni forestiere.
Sono metodi già collaudati con soddisfazione presso altre comunità e senza controindicazioni. Le municipalizzate o i consorzi avrebbero meno rifiuti da gestire, meno costi da imputare, meno discariche da riempire.
Per le utenze non domestiche i nuovi limiti massimi fissati dall’art. 195 del D.Lgs. 152/2006 potrebbero essere ulteriormente ridotti da deliberazioni comunali dei criteri di assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani; anche in questo caso meno rifiuti si raccolgono per lo smaltimento, meno discariche si riempiono e le aziende sono incentivate a cercare il circuito del recupero anziché pagare oneri maggiori per discariche speciali fuori provincia.
E’ prevista anche una riduzione di superficie da tassare : non potranno essere conteggiate le aree produttive compresi i magazzini di materie prime e prodotti finiti ma solo uffici mense, locali al servizio dei lavoratori o di uso pubblico (prima c’era un limite di 250 mq più facile da gestire) e per le attività commerciali superfici di vendita minori di 500mq (ridotte a 300mq nei comuni con meno di 10 mila abitanti).
Non si applicherà la tariffa alle superfici che generano rifiuti di imballaggio consegnati a terzi autorizzati e su altri rifiuti quali carta, toner ecc si applicherà una riduzione proporzionale. Entro un anno comunque si dovrà applicare una tariffazione per quantità conferite anziché per superficie occupata in omaggio al principio : CHI INQUINA PAGA.
Non ci sarà più la scusa che le tasse vengono decise altrove, e soprattutto ogni comune o consorzio sarà in concorrenza con gli altri suoi pari per meglio meritare la fiducia dei propri concittadini. Niente di male se a qualcuno verrà in mente di farne anche un impegno preelettorale!.
Responsabilità comunali nella gestione dei rifiuti
Treviso 23/03/05 – Lettera ai direttori dei quotidiani locali
L’amministrazione comunale vuole l’esclusiva nella tassazione dell’asporto rifiuti di imballaggio nei confronti dei commercianti, ma non può non sapere che dal 14 dicembre 2004 un rinnovato accordo tra l’ANCI (associazione nazionale comuni italiani) ed il CONAI (consorzio nazionale imballaggi) oltre a garantire maggiori introiti alle municipalizzate ribadisce anche i diritti delle utenze non domestiche; nell’accordo si legge che “come previsto dalla vigente normativa, è salvaguardato il DIRITTO delle imprese (anche del commercio!) di scegliere tra le diverse modalità di conferimento presenti sul territorio o scegliere di avviare direttamente al riciclaggio i rifiuti con relativa documentazione”.
Più chiaro di così!!
Ma se una ditta vuol scegliere, sia considerando il fattore economico che i risvolti socio-ambientali di una gestione dei rifiuti, deve sapere cosa succede a Treviso; verificando i dati 2003 forniti dell’Arpav si ricava che il rifiuto secco non riciclabile per abitante, indicato in media nella provincia pari a 150 kg/anno, si raddoppia in comune di Treviso (308 kg/anno) che sommano a fine anno ben 25.000 tonnellate consegnate all’impianto di Contarina a Lovadina; nel modello di denuncia presentato alla camera di commercio risulta che questo impianto quasi interamente (97%) ha inviato il CDR alla discarica 2B di Pezzan di Istrana di proprietà della ditta Geonova spa; la penalizzazione tariffaria regionale per i conferimenti in discarica e la tipologia di realizzazione della discarica stessa adatta soprattutto per rifiuti speciali di attività produttive faranno lievitare sempre più i costi di smaltimento.
L’anomalia locale consiste nel risultato di un impianto di trattamento (a maggioranza pubblico che vorrebbe candidarsi a comprendere tutti i comuni della provincia) che produce un combustibile da rifiuto suis generis; basta sapere che le norme UNI 9903 prevedono un CDR con standard di qualità elevata che può essere impiegato liberamente come sostituto di altri combustibili in impianti industriali produttivi (è ad esempio molto ricercato quello prodotto in Piemonte allontanando dai rifiuti urbani le materie plastiche responsabili delle cancerogene diossine e arricchendo il tutto con residui triturati di pneumatici usati); le norme prevedono poi uno standard di qualità normale da impiegarsi in impianti che possono bruciare solo rifiuti; noi abbiamo abbassato ulteriormente la qualità inventando il combustibile da rifiuti cosiddetto “CDR DI MARCA” nel senso che solo a Treviso finisce in discarica.
E con questi presupposti di “EFFICIENZA” si vuol parlare della necessità di un inceneritore?
Tanto per capirci si tratta di un impianto che legalmente consente emissioni in atmosfera di polveri, carbonio organico, acido cloridrico, fluoridrico, biossido di zolfo, ossidi di azoto, cadmio, tallio mercurio, antimonio, arsenico, piombo, cromo, cobalto, manganese nichel, vanadio, diossine e furani e idrocarburi policiclici aromatici sia pur entro valori predefiniti al metrocubo di aria espulsa 24 ore al giorno per almeno 11 mesi all’anno.
Gli impianti già esistenti a Venezia Padova Vicenza e Verona, opportunamente aggiornati nell’impiantistica ove occorra, bastano ed avanzano se lo standard di raccolta differenziata della nostra provincia di Treviso si propagherà in tutto il veneto.
Vorrei ricordare che in passato, nell’ambito delle discariche di amianto le altre provincie non si sono minimamente sentite subalterne al primato di Treviso, pattumiera d’Italia, e ricordo ancora che non c’è alcun impedimento al trasporto fuori provincia dei rifiuti destinati a recupero.
La privativa ai comuni solo per smaltimento in discarica
Treviso, 08/07/02 – Lettera ai direttori dei quotidiani locali
Senza clamore, ma con sicuro effetto dirompente alcune recenti novità legislative modificheranno sostanzialmente le abitudini dei cittadini che vorranno contemporaneamente rispettare l’ambiente e pagare meno tasse per l’asporto rifiuti.
Questo vuol dire che RECUPERARE diventerà obiettivo virtuoso perché incentivato ed i rifiuti prodotti dalle famiglie e dalle attività economiche, una volta selezionati potranno essere consegnati sia a soggetti pubblici (municipalizzate o consorzi) che a privati gestori autorizzati, a chi in sostanza farà il servizio a minor prezzo o a nessun prezzo se la qualità del recupero lo consentirà.
Chi finora ha svolto l’attività di raccolta (consorzi TV1-TV2-TV3, sostituiti da un unico ambito provinciale nel recente Piano di gestione dei rifiuti urbani), nel recente passato ha speso grandi quantità di denaro, da mettere in conto ai cittadini, per calare dall’alto progetti di mega impianti di discariche, un esempio per tutti quello di Chiarano, che non avevano alcuna possibilità di venir realizzati; ora questi enti pubblici stanno prodigandosi per diventare gestori di impianti di incenerimento dei rifiuti stessi. Con la prospettiva di almeno tre progetti nella nostra provincia, con altri impianti funzionanti nelle provincie vicine, dove troveranno alimento i vari forni che devono rimanere in funzione 24 ore su 24 per almeno 11 mesi all’anno? Diventeremo ancora la PATTUMIERA d’ITALIA ?
In conseguenza della mancata esclusiva, non potranno più garantire l’apporto dei rifiuti più appetibili , con alto potere calorifico, che sono sempre recuperabili anche come materia prima oltre che per produrre energia. Sarà ancora vantaggioso inoltre il conferimento all’inceneritore visto che il residuo del 30% dovrà comunque essere smaltito in discariche ora divenute più care ?
Il mio auspicio è che i piani di progetto degli inceneritori, vengano prontamente rivisti, non solo per la loro pericolosità ambientale, ben nota anche se volutamente sottovalutata, ma soprattutto in base alle nuove prospettive citate perché, una volta constata l’inutilità, non si debbano pagare nel conto della bolletta per servizio asporto rifiuti anche gli importi delle parcelle dei progettisti; se considerati a peso, i loro progetti inutilizzati sarebbero i rifiuti più cari del mondo!.
Un’altra importante modifica al decreto tutela delle acque riguarda la possibilità di smaltire tramite fognatura i rifiuti organici provenienti dagli scarti dell’alimentazione umana “trattati mediante dissipatori che ne riducano la massa in particelle sottili, previa verifica tecnica degli impianti e delle reti da parte dell’ente gestore”.
Paradossalmente chi è più indietro nella raccolta differenziata e nella rete delle fognature può partire ora con il piede giusto e risolvere definitivamente il problema dei problemi, cioè la raccolta del rifiuto umido che per sua natura provoca odori nauseabondi soprattutto nel periodo estivo.
Con questi dispositivi legislativi i cittadini non saranno più costretti a ricorrere a raccolte separate con disagi notevoli; basterà installare un semplice trituratore domestico sotto il lavello ed i rifiuti umidi (in peso corrispondenti al 40% del totale) potranno, con qualche aggiustamento nelle reti di smaltimento o con qualche nuova conduttura, trovare smaltimento diretto “PER SEMPRE” senza l’inconveniente della raccolta in appositi contenitori maleodoranti.
Ho sempre sostenuto che la tassa e ora la tariffa di asporto rifiuti, diversa da Comune a Comune, sicuramente caratterizza la buona gestione di una amministrazione; ora le diverse opportunità di azione dei gestori pubblici e privati in concorrenza tra loro per il maggior recupero possibile e la raccolta tramite condotti fognari dei rifiuti dell’alimentazione domestica consentiranno di ampliare le scelte gestionali delle amministrazioni stesse a favore del risparmio nella bolletta dei cittadini e del rispetto dell’ambiente.