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Inquinamento da polveri sottili
Inquinamento da polveri sottili – Certezza del danno alla salute, anche alle future generazioni
C’è chi sostiene che non c’è più la certezza della PENA. Vorrei contestare questa affermazione.
Il vocabolario dice che “pena” equivale a sofferenza fisica o morale; guardo i resoconti dell’inquinamento dell’aria di TREVISO, o anche quelli di un modesto comune della provincia come MANSUE’, e vedo a giorni alterni l’aria che passa da “scadente” a “pessima”; domenica i dati riscontrati erano da primato (negativo) : contro il limite giornaliero di 50, a Treviso, in zona senza traffico come Via Lanceri Novara, è stato raggiunto il valore di 143 con 26 sforamenti in due mesi e a Mansuè il valore era di 132; da sempre superiamo del triplo i 35 sforamenti annuali concessi e con la Direttiva Comunitaria dell’anno scorso dovremo presto dimezzare anche la concentrazione annuale e soprattutto controllare le polveri ancora più sottili le Pm2,5. Penso che non ce la faremo mai!
Perché l’Europa e l’Organizzazione mondiale della sanità insistono tanto per contenere questo particolare inquinamento dell’aria? Le polveri sottili emesse dai processi di combustione industriale sono tanto più pericolose quanto più sono circolanti in zone dove si concentrano tante attività produttive manufatturiere, che utilizzano prodotti chimici di cui a volte è sconosciuta perfino la pericolosità (si pensa che siano almeno 60.000 le sostanze chimiche di impiego comune e, almeno ogni anno, 500 nuovi prodotti chimici vengono impiegati, conoscendo solo in minima parte gli effetti sull’uomo e sull’ecosistema); più le polveri sono sottili e più assorbono gli inquinanti presenti nell’aria e li depositano nei punti più vulnerabili dei nostri polmoni; i danni alla salute di tutti sono quindi certificati con l’aggravante di colpire soprattutto i soggetti più deboli : bambini, anziani, ammalati.
La pena o sofferenza fisica ai trevigiani è quindi garantita da tempo; la Comunità Europea ha già richiamato la Regione Veneto, che, a suo parere, ha dato la “giusta risposta alle osservazioni europee di NON IDONEITA’ ” ancora nel 2006 con la delibera n°1408 che già nel titolo “Piano progressivo di rientro relativo alle polveri Pm10” è una presa in giro, visti i risultati conseguiti
A cascata Provincia e Comuni garantiscono lo “status quo” e cioè un ventaglio costante di dosi invernali di polveri sottili e di dosi estive di ozono o precursori dell’ozono, oltre le soglie di pericolosità, in modo che nessun cittadino abbia la possibilità di recuperare la salute persa nemmeno nelle mezze stagioni.
Nel citato piano regionale era prevista la conversione a metano di quegli impianti esistenti che producono energia elettrica con un sistema di combustione ad alto fattore di emissione; con una buona dose di INCOERENZA la stessa Regione porta avanti nuovi progetti di impianti di produzione di energia elettrica dove si prevede, invece del metano, l’impiego di combustibili sempre più sporchi. Ricordo il caso dell’inceneritore approvato dalla Regione contro il parere del Comune di Riese Pio X (gli scarti legnosi, quando va bene, rilasciano 1000 volte più polveri del metano a parità di energia) o gli inceneritori di rifiuti industriali all’esame della commissione di valutazione di impatto ambientale da costruire a Silea e a Mogliano che oltre a bruciare rifiuti appena prodotti dalle aziende prevedono di riesumare e bruciare quanto si trova nelle vecchie discariche, con l’intenzione forse di far spazio ai loro nuovi residui di combustione, questi sì rifiuti molto pericolosi e attualmente senza destinazioni possibili nelle vicinanze.
E qui nel trevigiano non c’è il pericolo, come sostiene qualcuno interessato, di trovarci nelle condizioni di Napoli con i rifiuti per strada se non si fanno gli inceneritori perchè basta pensare che esiste una ex-cava a Vedelago lungo la Postumia che ha ottenuto anni fa l’autorizzazione a realizzare una discarica 2B di ben 2 milioni di metricubi ed è ancora inutilizzata.
Questi mega-impianti industriali, economicamente non sostenibili per la produzione di energia elettrica, attirano lobbistiche iniziative private perché sostenuti da incredibili incentivi economici; come dire che ci saranno danni certi alla salute dei cittadini pagati con i soldi di tutti.La responsabilità è solo della scelta scellerata dei politici che si guardano bene dal verificare la volontà dei propri elettori anche se con le tecnologie attuali (televoto o internet) sarebbe semplice ed immediato il risultato.
Dal solo punto di vista economico, che sicuramente è trascurabile rispetto al danno fisico delle persone ammalate, poiché aumentano i costi sanitari, dovrebbe elevarsi un grido d’allarme soprattutto da parte dell’USL che paga le degenze; invece non succede niente di niente; forse si potrebbe trovare una soluzione di compromesso scegliendo d’autorità gli Assessori all’ecologia solo tra gli appartenenti all’ordine dei medici; ora che ci penso, questo l’abbiamo già raggiunto a Treviso, ma non è successo ancora niente di niente.
Allora vuol dire che la “pena” intesa come sofferenza fisica causata dall’inquinamento dell’aria che già abbiamo sulle spalle da tempo è divenuta ormai una CERTEZZA di continuità che comprende anche le future generazioni; come volevasi dimostrare.
Per fortuna il nostro pianeta non è ridotto così male dappertutto; le foto satellitari dei siti inquinati ci assegnano un triste primato, assieme a poche altre zone della terra; sarà bene perciò cominciare a consultare bene le mappe per trovare un posto più salutare di Treviso per goderci almeno la pensione, sperando naturalmente di arrivarci!.
(inviato alla stampa locale il 2/3/09)
Vardanega riqualifica gli inceneritori Unindustria invece di rivendicare la tassa rifiuti a quantità ed il libero mercato del recupero.
Il Presidente di Unindustria Treviso, Alessandro Vardanega, vuol far credere che, a seguito di una delibera regionale del febbraio scorso, ha rinnovato i progetti degli inceneritori di Silea e Mogliano “per un’ulteriore garanzia di qualità, affidabilità e sicurezza” finalizzata alla conquista della benevolenza degli amministratori locali e della comunità.
Tanta voglia di conquista della fiducia e tanto incenso su una iniziativa regionale mi sembrano privi di fondamento se si legge bene la delibera regionale citata : quello che prima era un modello chiaramente descritto e obbligatorio per il calcolo delle ricadute al suolo degli inquinanti viene sfumato in un non meglio precisato “modello adeguato alla situazione(?)” e quello che prima era “necessario” diventa una “raccomandazione”; termini che in caso di controversie diventano pesanti come macigni.
Se la regione avesse avuto un reale intento di miglioramento qualitativo avrebbe quanto meno introdotto l’obbligo di misurazione delle polveri sottili Pm10 e Pm2,5 che, sembra impossibile, ma con tutti i problemi che creano alla salute e alla qualità della vita con le limitazioni al traffico, non rientrano tra i controlli da effettuare sugli inceneritori che le emettono in quantità industriali (potere delle lobby); diversamente, per gli autoveicoli, esiste l’obbligo del bollino blù con controllo periodico delle emissioni; come sempre la regione si dimostra forte con i deboli e debole con i forti.
C’è un documento agli atti del Comune di Silea che testimonia questa irreale situazione di carenza di controlli; all’allora sindaco Biasin avevo suggerito di chiedere all’ARPA di Bergamo i resoconti delle emissioni di polveri sottili Pm10 dell’inceneritore in funzione a Dalmine e da Unindustria dichiarato gemello degli impianti in progetto a Silea e Mogliano; nella risposta c’è scritto che non sono disponibili perché non sono mai state richieste ai gestori dell’impianto.
Ancora tra i compiti che la regione, spinta dalla normativa comunitaria, si è data con apposita legge sulla Valutazione di impatto ambientale c’è anche quello di “identificare e valutare le possibili alternative al progetto, compresa la sua NON REALIZZAZIONE”.
In passato, ricordo il caso dell’approvazione dell’inceneritore di Montebelluna, le alternative prese in considerazione dalla Commissione si sono limitate alla scelta del luogo migliore tra le sole frazioni della città (scelta ridicola!); nel progetto di Silea, Unindustria prevede il confronto con una sola area sita in comune di Istrana e chissà se gli abitanti interessati sono stati informati e se il sindaco sarà invitato nell’apposita commissione!
La regione non può sottrasi al compito che si è data con una propria legge, di decidere autonomamente come e dove individuare e valutare TUTTE le alternative da considerare in un ambito che non potrà essere che regionale e non più restrittivo.
Quando poi i comuni la smetteranno di tutelare i bilanci dei consorzi o delle municipalizzate facendo pagare i servizi di raccolta rifiuti per quantità e non per presunzione a superficie e liberalizzeranno il recupero affidandolo ad una pluralità di soggetti senza oneri per i cittadini e le industrie, allora anche le quantità conferite diminuiranno e si potrà determinare la situazione di NON realizzazione dell’impianto stesso.
Se fosse sfuggito agli amministratori pubblici ricordo che la legge 152/06 prevede entro un anno da febbraio 2008 che si passi, per le utenze non domestiche, obbligatoriamente al regime a quantità, non si applichi la tariffazione per gli imballaggi consegnati a terzi né per i rifiuti derivanti da aree produttive (magazzini prodotti finiti e materie prime compresi)
Spetta anche ad Unindustria rispettare le leggi vigenti laddove (art.179) è fatto obbligo di procedere prioritariamente al recupero di materia anziché alla produzione di energia (ad esempio il legno potrebbe essere reimpiegato per fare pannelli e carta anziché bruciato)
Mi auguro infine, che prevalga, anziché la logica della conferma aprioristica delle scelte già fatte, la promozione della libertà di mercato con lo sviluppo di una pluralità di ditte recuperatrici contro il monopolio pubblico non sempre efficiente o competitivo a beneficio dei bilanci aziendali e della salute di tutti.
Contributo al corso dei medici dell’ambiente
In questi giorni l’ordine dei medici di Treviso, con un corso di formazione ed un convegno, mette in luce un rapporto, da tempo risaputo, tra ambiente e salute.
L’obiettivo di “instaurare un percorso di collaborazione e sinergia tra medico ed istituzioni pubbliche nella lotta contro i pericoli dell’inquinamento sui cittadini” è meritevole, ma non fa capire se è un interesse biunivoco, oppure se sono i pubblici amministratori ad aver chiesto consulenza specifica ai medici oppure se sono questi ultimi che sentono la necessità di stimolare le “azioni di lotta contro i pericoli dell’inquinamento” che solo i pubblici amministratori possono concretamente fare.
Siccome finora mi son sentito molto solo nel sostenere il rispetto delle normative sull’inquinamento dell’aria, sull’elettrosmog, sulla bonifica dei siti inquinati, sul rumore ambientale, sulla non necessità di ricorrere ad inceneritori, aspetto con ansia che aumenti il numero dei “colleghi” perché vale sempre il detto “meglio tardi che mai”.
So che quando si consiglia al fumatore di smettere, diventa tutto più difficile se poi questi vede il medico a sua volta vittima dello stesso vizio; così non posso tacere del fatto che una grossa fonte di inquinamento dell’aria sia posta proprio all’interno dell’ospedale regionale “Ca Foncello”. Si tratta della enorme caldaia autorizzata proprio recentemente a contenere la produzione di 8608 tonnellate di anidride carbonica nei prossimi quattro anni, senza accennare alle emissioni di polveri sottili che non vengono nemmeno misurate e all’ossido di azoto che provoca aumento dell’Ozono; se la caldaia funzionasse tutta a metano l’inquinamento sparirebbe.
Ritengo personalmente poco educativo, da parte dell’ULSS, aver minimizzato le conseguenze dell’incendio dei ben 35000 mq di capannoni dell’industria De Longhi.
In una provincia dove sono centinaia le aziende autorizzate all’uso degli scarti di legno per energia termica industriale ed un numero imprecisato quelli che, non necessitando di autorizzazione, hanno caldaie utilizzanti combustibile legnoderivato per il riscaldamento, il messaggio è stato un incentivo a bruciare di tutto, tanto non fa male e non ci sono conseguenze, e soprattutto si ottengono cospicui risparmi sui costi di smaltimento dei rifiuti pericolosi.
Quanti e quali controlli si mettono in atto come deterrente? Essendo una voce di costo per il bilancio pubblico, i controlli saranno pari alla sensibilità degli amministratori, che dovranno scegliere tra spese di immagine che creano consenso elettorale e spese di prevenzione delle malattie che non sempre trovano chi ringrazia.
Eppure se da più parti si parla di contenere la spesa sanitaria, non c’è alternativa alla minor necessità futura di cure facendo prevenzione ambientale che possa far diminuire le cause stesse delle malattie; viceversa non tutelare l’ambiente, sottostimando la soglia del particolare inquinante, fa perdere di vista il vero bersaglio di tutti gli inquinamenti che è sempre lo stesso singolo individuo, più esposto se già debole per età o predisposizione.
Ci sarebbe molto altro da dire a proposito del rispetto dei siti sensibili e dei mancati controlli antielettrosmog dove l’interferenza delle antenne già in sede di calcolo teorico segnala il superamento dei 3 v/m.
Anche il rumore ambientale da traffico è stato motivo di studio e di zonizzazione, ma senza conseguenze pratiche di intervento di riduzione; ad esempio nella frazione di san pelaio da più di venti anni esiste una tangenziale per tre quarti costruita ma mai ultimata, che potrebbe distogliere il pericoloso e rumoroso traffico pesante dal centro scolastico, commerciale, sportivo e religioso della frazione; se guardiamo al resto d’Europa invece le aree residenziali sono sempre protette dal traffico pesante e per quello leggero viene posto il limite di velocità di 30 km/h!.
Chissa se ci sono anche dei pediatri tra i corsisti; sarei curioso di sapere l’evoluzione negli anni delle malattie “ambientali” tra i bambini di oggi rispetto a quelli del passato.